Skip to content
Rivista Musical!

Rivista Musical!

Il magazine italiano del teatro musicale

Primary Menu
  • HOME
  • COPERTINE
  • EDITORIALI
  • RECENSIONI
  • interviste
  • TRE CIVETTE
  • I ♥ NYIl mondo di Broadway visto da Cesare Zucca
  • MY FAVOURITE THINGS
  • MUSICAL HISTORYLa musical nelle sue mille sfumature, dalle origini fino ai giorni nostri.
  • Home
  • RECENSIONI
  • RECENSIONE – FRIDA OPERA MUSICAL
  • RECENSIONI

RECENSIONE – FRIDA OPERA MUSICAL

Paolo Vitale 3 Novembre 2025 7 min read

Ricco, complesso, profondo: Frida Opera Musical è il musical di cui avevamo assolutamente bisogno!

di Paolo D. M. Vitale

Forse ce l’abbiamo fatta! Dopo anni di stallo creativo e produttivo, ha visto la luce in Italia un nuovo musical originale (nel senso di “interamente scritto ex novo” e non tratto da film, serie tv, cartoni animati e romanzi celebri) che ci ha entusiasmato e che potrebbe, forse, anche girare per il mondo.

Ma facciamo una doverosa premessa.

Gli ultimi anni – diciamolo senza timore – sono stati, per noi appassionati di musical, abbastanza deprimenti: poche le novità, bassa la qualità, quasi inesistente l’originalità.
Sarà stata la pandemia, sarà stato l’oscuro scenario geopolitico internazionale, sarà stata la crisi di valori e d’identità in cui siamo lentamente sprofondati, ma effettivamente non ci viene in mente un solo titolo di grande musical italiano che ci abbia fatto innamorare nelle passate stagioni.

La crescente situazione d’incertezza sociale ed economica ha spinto autori e produttori ad investire sull’usato sicuro. E’ così che abbiamo visto una sfilza di musical (non originali) tratti da celebri film come Dirty Dancing, Flashdance, Ghost, La Febbre del Sabato sera, Saranno Famosi, Rocky, Pretty Woman (giusto per non citare i soliti Grease e Hairspray che in Italia sono comunque noti soprattutto per i rispettivi film).

Non da meno lo sforzo produttivo – questa volta “originale” – dei cosiddetti family show (etichetta che ho sempre aborrito in primis perché non apprezzo l’utilizzo casuale dell’inglese e in secundis perché “le famiglie” non dovrebbero essere trattate come entità incapaci di intendere e di volere). Ed ecco quindi i vari Aladdin, La Sirenetta, La Pimpa, Pinocchio, Alice nel paese delle meraviglie, Cenerentola, L’Ape Maia, La Bella e la Bestia, Topo Gigio, Peter Pan, Rapunzel… Insomma, tutti titoli che puntano sull’effetto “wow” della fascia di pubblico di età 5-13 anni.
Considerando che già i quattordicenni cominciano a storcere il naso se vengono portati a vedere Shrek, figuriamoci se noi millennials che siamo cresciuti con JCS, Evita, Cats, Rent, Chicago, Phantom… possiamo gioire del musical sulle Winx o di quello su Masha e Orso!

Ma proseguiamo.

Un terzo filone molto prolifico in Italia è quello delle biografie. In questi anni abbiamo visto musical praticamente su chiunque: Caravaggio, Van Gogh, Mozart, Elvis, Leonardo da Vinci, Artemisia Gentileschi, Beatrice Cenci, Salvatore Giuliano, Raffaelle Carrà… Per non parlare della sottocategoria “agiografie”: Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Madre Teresa, San Filippo Neri, Bernadette Soubirous, San Giovanni Bosco, San Francesco, Santa Chiara, Carlo Acutis, San Pietro, San Paolo…

Inutile dire che tra tutti questi titoli non si annoverano capolavori. Qualcosa è sicuramente più riuscita di altre, ma in generale ha regnato la mediocrità. Paradossalmente, negli ultimi anni, i musical più interessanti nel nostro Paese sono stati i musical OFF [lo scrivevamo qui già nel 2019], quelli cioè piccoli o piccolissimi, che praticamente nessuno ha visto e che se hanno fatto 3 repliche in tutto è pure andata bene. Tra questi vogliamo citare Supermarket, Appiccicati, L’ultima strega e, tornando ancora più indietro nel tempo, Outing, Disincantate e Ti amo, sei perfetto, ora cambia.

Questo lungo preambolo dal sapore leggermente polemico – che sperò mi vogliate perdonare – serve a rendere l’idea della condizione di frustrazione in cui noi appassionati italiani di musical ci ritroviamo a vivere.

Ma ecco che, in questo momento di apatia e noia, è arrivato “Frida Opera Musical” scritto, diretto e interpretato da Andrea Ortis con le musiche originali di Vincenzo Incenzo.

Precisiamo che le premesse non erano del tutto rosee: il titolo precedente di Ortis (Van Gogh Opera Café) non ci aveva convinto e temevamo un bis e un altro musical su Frida Kahlo c’era già stato.
Di contro però i nomi del team creativo e artistico lasciavano ben sperare.
Un po’ spaventati quindi, ma anche molto curiosi, abbiamo assistito alla recita del sabato pomeriggio in un Teatro Arcimboldi di Milano non esaurito, ma comunque ben assiepato.

Sin dall’apertura del sipario è stata chiara una cosa: Frida Opera Musical vanta un allestimento scenico tra i migliori che abbiamo visto negli ultimi anni. Le scenografie di Lele Moreschi, le luci di Valerio Tiberi e Virginio Levrio (che firma anche i video) e i costumi di Erika Carretta sono un piacere per gli occhi. Descrivere a parole l’aspetto visivo di Frida Opera Musical è complicato perché “il contenitore” è perfettamente aderente e coerente con “il contenuto”: non è possibile applicare etichette e categorie a questo spettacolo. Frida Opera Musical è liquido come il sangue.

Ogni aspetto di questo spettacolo gode di una complessità rara: le scenografie sono sia costruite e didascaliche che digitali ed evocative, le musiche non hanno un “genere” ma seguono lo scorrere narrativo per diventare veicolo di emozioni scegliendo di volta in volta il “genere” più adatto; i costumi sono sia realistici che simbolici; le coreografie (di Marco Bebbu) rappresentano sia il mondo esteriore sia quello interiore…

Sono tanti i livelli di lettura, ma il vero punto di forza è proprio l’equilibrio tra le parti. Alla spettacolarità di certi momenti fa da contraltare l’intimismo di altri. Non è facile dosare gli ingredienti in maniera così delicata, ma Ortis ha dimostrato di saperlo fare. Il risultato è uno spettacolo poetico e toccante.

Tra gli ingredienti migliori ci sono sicuramente i testi di scritti da Ortis e Gianmario Pagano: profondi e mai banali. Anche qui è stato raggiungo un ottimo equilibrio testuale tra utilità e riflessione: se in “Van Gogh Opera Cafe” non era chiaro se Van Gogh fosse il pretesto per fare un musical o se fosse il musical un pretesto per parlare di Van Gogh, in Frida Opera Musical questa sensazione di scollamento drammaturgico non c’è. L’effetto “lezione su Frida Kalho” è stato scongiurato pur mantenendo l’opera un chiaro interesse biografico.

Ma veniamo al cast.

Su tutti spicca una monumentale Drusilla Foer nel ruolo de La Catrina. Ammetto che non conoscevo questa figura dell’immaginario messicano. Si tratta di una rappresentazione, relativamente recente, della figura della morte, ironica ed esorcizzante. Il primo a rappresentarla fu l’illustratore Jose Guadalupe Posada all’inizio del ‘900 ma poi Diego Rivera la ripropose svariate volte nei suoi grandi murales a partire da quello intitolato “Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central”. Da allora La Catrina – da non confondere con la Santa Muerte – si è diffusa in tutto il Messico diventandone un’icona pop.
Il carattere tetro ma giocoso di questa figura è difficile da comprendere per noi europei, poco avvezzi a sdrammatizzare la morte e a celebrarla festosamente. Tuttavia Drusilla Foer riesce nell’impresa, mai scontata, non solo di farcela piacere ma anche di farcela capire.
L’interpretazione della Foer è eccelsa. Il carisma innegabile: quando entra in scena lei sparisce tutto il resto. Ma una cosa ce l’ha fatta veramente amare: i suoi silenzi! Quelle pause, assolutamente necessarie prima di alcune battute, lasciano senza fiato e catturano lo spettatore come in una rete. A catturare l’attenzione con le parole sono bravi in molti ma a riuscirci col silenzio sono pochissimi.
Anche nel canto Drusilla si difende bene. Certo, non è una cantante, ma con la presenza scenica e con la tecnica vocale rimedia abbondantemente alle carenze di estensione.

Nel ruolo di Frida troviamo Federica Butera. La somiglianza fisica con la vera Frida è tanta anche senza bisogno di scadere in caricaturali monocigli. La Butera restituisce bene il carattere forte e contraddittorio di Frida: da un lato donna emancipata, artista affermata, femminista e rivoluzionaria; dall’altro la donna fragile, piegata dal dolore fisico e dall’amore tormentato per Diego Rivera. Personaggio non facile da rendere sul palcoscenico – ci rendiamo conto – ma la Butera riesce egregiamente nell’impresa. Merito probabilmente anche della buona direzione di Ortis. Vocalmente è un po’ imprecisa ma, passata l’emozione iniziale, migliora col precedere dello spettacolo.

Andrea Ortis è pure sul palcoscenico nei panni di Diego Rivera. Ottima interpretazione anche la sua, nonostante quella di Rivera risulti sempre essere una personalità meno complessa di quella di Frida. Tuttavia Ortis prova a restituire una profondità e una tridimensionalità che possano rendere giustizia ad un artista troppo spesso relegato al ruolo di “cattivo” dai fan della Kahlo.
Bellissimo il dialogo finale con la Catrina, da solo varrebbe il biglietto.

Anche il resto del cast è di ottimo livello ma su tutti spiccano Floriana Monici (è sua la voce più bella in palcoscenico) nei ruoli della madre di Frida e della seconda ex moglie di Rivera, Lupe Marin e di Antonello Angiolillo nei panni del papà di Frida e di Trotsky. Entrambi esperti interpreti di musical supportano bene tutto il resto cast nei momenti corali e brillano nei momenti solisti.

Debora Boccuni è invece Tina Modotti, buona l’interpretazione recitata ma carente nel canto.

Completano la locandina Valeria Belleudi, Riccardo Maccaferri, Arianna Tale’, Federica De Riggi, Antonio Sorrentino, Elisabetta Dugatto, Giulia Maffei, Rebecca Erroi, Enrico Cava, Jacopo Siccardi, Omar Barole, Matteo Ammoscato, Carmine Olivazzi, Damiano Spitaleri, Raffaele Iorio, Leonardo Mazzarotto, Gioele Mazza, Samuel Perinotto.

Musicalmente la scommessa di Vincenzo Incenzo è stata vinta. La varietà di generi musicali catapulta lo spettatore in un caleidoscopio emotivo che se all’inizio risulta essere “strano”, alla fine torna essere assolutamente logico e naturale. Su tutti abbiamo amato il brano cantato dalle donne e il momento techno.

Tra i consigli che ci permettiamo di dare per migliorare ulteriormente lo spettacolo ci sarebbero una bella sforbiciata per ridurne un po’ la durata e una cura maggiore del suono sopratutto nei momenti d’assieme (non si capivano le parole dei cori, ma per fortuna c’erano sopratitoli in inglese).

In conclusione Frida Opera Musical è uno spettacolo assolutamente da non perdere e ci auguriamo che possa avere una lunga vita e, perché no, che venga anche esportato all’estero dal momento che ha tutte le carte in regola per varcare i confini nazionali.

Questa recensione fa riferimento alla recita pomeridiana del 1 novembre 2025 al Teatro Arcimboldi.

Tags: andrea ortis drusilla foer federica butera frida opera musical

Continue Reading

Previous: RECENSIONE – MARIA THERESIA (VIENNA)
Next: RECENSIONE – SEI UN BRAV’UOMO, CHARLIE BROWN

Correlati

RECENSIONE – THE BOOK OF MORMON
4 min read
  • RECENSIONI

RECENSIONE – THE BOOK OF MORMON

12 Dicembre 2025
RECENSIONE – SEI UN BRAV’UOMO, CHARLIE BROWN
4 min read
  • RECENSIONI

RECENSIONE – SEI UN BRAV’UOMO, CHARLIE BROWN

6 Novembre 2025
RECENSIONE – MARIA THERESIA (VIENNA)
5 min read
  • RECENSIONI

RECENSIONE – MARIA THERESIA (VIENNA)

28 Ottobre 2025

Archivi

Categorie

  • COPERTINE
  • DIRITTO… AL PUNTO
  • EDITORIALI
  • I ♥ NY
  • interviste
  • MUSICAL HISTORY
  • MUSICAL MON AMOUR
  • MY FAVOURITE THINGS
  • RECENSIONI
  • Senza categoria
  • STARDUST
  • Tre civette nel foyer
  • VOCAL COACH

Testata giornalistica fondata da Paolo Domenico Maria Vitale - Editore Paolo Domenico Maria Vitale, Milano - Sede Legale: via Gerolamo Borgazzi 183, 20900 Monza - Direzione e redazione: via Gerolamo Borgazzi 183, 20900 Monza - tel. +39.347.95.64.631 - mail: redazione@centralpalc.com - Direttore Responsabile: Paolo D. M. Vitale - Caporedattore: Ilaria Faraoni - Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 21 del 18/1/2017 E' riservata la proprietà letteraria di tutti gli scritti pubblicati. Le opinioni espresse negli articoli. E' vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi e delle foto pubblicate senza l'autorizzazione scritta dell'Editore.

© MUSICAL! by Paolo D. M. Vitale | MoreNews by AF themes.