
Scommessa vinta per “Sei un brav’uomo, Charlie Brown”, la prima edizione italiana del musical OFF dedicato ai Peanuts
di Prunella
Se non avete dimestichezza con i Peanuts, probabilmente questo spettacolo non fa per voi. Ma se siete curiosi e comunque non avete mai letto le strisce di Charles M. Schulz, il consiglio è di andare a vedere Sei un brav’uomo, Charlie Brown. A dispetto di quanto si possa pensare non è un musical per bambini. È per tutti. Ed è un vero e proprio cammeo nel panorama italiano, firmato da Eugenio Contenti.
Debutto a Lucca Comics & Games il 2 novembre, con prove fatte a notte fonda, a orari improbabili, quando il teatro era disponibile. Tutto il team creativo e il cast ha lavorato senza lamentarsi e con il sorriso sulle labbra. Affiatamento e amore per quello che stavano mettendo in scena. Merce rara di questi tempi.
Per il momento quattro repliche. Due a Lucca. Due a Trieste al Politeama Rossetti (il 4 e 5 novembre), perché il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia è entrato nella produzione accanto a LuccaCrea e al Teatro del Giglio.
Visto l’ottimo apprezzamento da parte del pubblico – qualcuno dopo il primo tempo ha disertato il suo posto, ma questo è endemico – auguriamo che la produzione non venga spenta come un interruttore, ma che dal 2026 abbia lunga vita girando tutta la nostra penisola.
Perché ci è piaciuto? Un caleidoscopio di azzurri rossi verdi, un tripudio colorato per l’occhio. Curato nei minimi dettagli, grazie alla perizia scenografica di Lele Moreschi, insieme a Ludovico Gandellini. Una regia che è una staffetta a tempo, senza oziose divagazioni e che, in brevi quadri, ci racconta momenti topici come la partita di baseball che Charlie Brown organizza con caparbia testardaggine o la sua passione per gli aquiloni che non riesce a far volare; i problemi scolastici di sua sorella, la pestifera Sally; l’immaginazione del loro cane Snoopy e i combattimenti con il Barone Rosso (purtroppo nel musical non sono previsti né lo Snoopy scrittore “in una notte buia e tempestosa” né il fedele Woodstock); Lucy van Pelt e il suo chiosco psichiatrico; Linus van Pelt e la sua coperta azzurra, tra l’altro grande numero acrobatico di Damiano Faggionato in My Blanket and Me e l’amore sviscerato di Schroeder per Beethoven.
Prima edizione italiana, tra l’altro, con traduzione e adattamento dei testi di Michael Anzalone. Cast sfarzoso sia nell’interpretazione che vocalmente.
Musical che coincide con i 75 anni dei Peanuts, il cui debutto off-Broadway è stato nel 1967, con le musiche, le liriche e il libretto di Clark Gesner e Andrew Lippa, nella versione rivista e corretta del 1999, dove alcuni dei protagonisti sono stati, guarda caso, Anthony Rapp, Kristin Chenoweth e Roger Bart.
Le strisce non sono soltanto un ameno passatempo perché attraverso i personaggi che Schulz ha inventato si parla di solitudine, di paura, di amicizia, di sofferenza, di speranza, ma con molto umorismo e con battute che sono delle freddure. Tutto questo, ovviamente, lo troviamo nello spettacolo dove, forse molti ragazzini presenti alla prima, si sono anche immedesimati in qualche personaggio che è diventato reale sul palcoscenico grazie alla bravura degli attori.
Come Charlie Brown, che ha il volto del diciannovenne Alberto Salve e che ci ha restituito in maniera inappuntabile questo adorabile perdente, un po’ stralunato, che non è bravo a scuola, perde sempre alla partite di baseball ed è dominato da ansie e paure, tiranneggiato un po’ da tutti, ma soprattutto da Lucy, l’odiosamente brava Beatrice Baldaccini, vestitino azzurro con fiocco, che sguaina un bisturi verbale cattivissimo, “neanche il tuo cane ti vuole bene, lo fa solo per avere la pappa”.
Prepotente di natura, Lucy si ammorbidisce perché innamorata soltanto davanti a Schroeder, un Massimiliano Carulli, calmo, impassibile, impermeabile alle sue avances amorose e alle proposte matrimoniali. Anzi proprio lui la strapazza e l’accusa di essere scorbutica. Ma l’amore è cieco e Lucy risponde alle cattiverie con “tu mi affascini”.
Lucy dispensa dosi omeopatiche di perfidia anche al fratello Linus, che è amico di Charlie Brown. Linus è riflessivo e intelligente, bello il numero corale sul riassunto che tutti devono fare su Peter Coniglio, dove Linus esplicita le sue competenze scolastiche, mentre una furiosa Lucy conta il numero delle parole che manca per finire il compito. Le strisce sono anche un compendio di amori non corrisposti come quello di Sally, la spumeggiante Giulia Fabbri, per Linus. Sally con la sua capigliatura biondo paglia ha pure un rapporto difficile con la sua maestra e quindi sviluppa una nuova filosofia per fronteggiare tutte le questioni esistenziali e non della sua vita (My New Philosophy). La Fabbri è gioiosamente esuberante nel suo vestitino rosa, mentre cerca di sviscerare i grandi arcani scolastici e poi, non ci siamo dimenticati di lui, il bracchetto Snoopy di Roberto Tarsi che ulula e guaisce in perfetto stile canino. Cane singolare, che dorme sul tetto della cuccia e chiede a gran voce la pappa, con un numero in stile Broadway e filmico che strizza l’occhio a Mission Impossible e a Hawaii Five-O. L’happy end è la canzone Happiness dove la pacca sulla spalla a Charlie Brown non manca, perché in fondo è un brav’uomo.
Alla buona riuscita di questo nuovo allestimento vanno aggiunti i costumi sgargianti di Rosanna Monti, la direzione musicale dell’inossidabile Giovanni Maria Lori, il disegno sonoro ottimo di Alberto Soraci e il vivace disegno luci di Emanuele Agliati. Due ore scarse di spettacolo che sono evaporate in gran velocità, mentre gli applausi sono sgorgati spontanei.


