
Maria Theresia debutta a Vienna: un contenitore sontuoso per un contenuto migliorabile
di Prunella
I Vereinigte Bühnen di Vienna non badano a spese. Anche l’ultima loro fatica, il musical Maria Theresia al Teatro Ronacher, è sontuoso e come sappiamo, l’occhio vuole la sua parte! (debutto 10 ottobre 2025).
Un grande battage sui social, video mozzafiato e quindi l’aspettativa era alta. Il packaging per l’Italia è inarrivabile, luci, suono, costumi, uso delle proiezioni superlativo. Coreografie sfrenate, cast inimmaginabile, direzione musicale ottima, ma…
Spettacolo lungo, un po’ meno di tre ore. È ovvio che la lunghezza di uno spettacolo non inficia la riuscita dello stesso, ma qui il problema è il libretto di Thomas Kahry, dove è stata messa troppa carne al fuoco e alla fine non è chiaro chi era la sovrana asburgica, perché è stata una grande sovrana, qual è la sua eredità.
La scrittura è molto sbilanciata sul versante privato, descritto tra l’altro in maniera fantasiosa, forse per avvicinare la Maria Theresia giovane alle ragazze di oggi, ribelle e femminista ante litteram, cosa che non risulta da nessuna parte (d’altra parte Bridgerton impazza!).
Aggiungiamoci – forse per esigenze di botteghino? – un amore contrastato quello tra lei e Francesco Stefano, principe ereditario di Lorena, suo futuro marito, perché il padre Carlo VI la vuole dare in sposa a Federico II di Prussia, tra l’altro acerrimo nemico di Maria Theresia, presentato nel musical come la sua nemesi.
In realtà Francesco Stefano è stato accolto dall’imperatore come un figlio e il consenso alle nozze non fu mai ostacolato. Anzi.
Chi era questa sovrana? Perché è famosa? Intanto è stata una donna che, in base alla Prammatica Sanzione voluta da Carlo VI, è diventata sovrana in quanto l’ereditarietà non diventa soltanto appannaggio della linea maschile, ma anche di quella femminile. Nonostante ciò, salire al trono scatenerà la Guerra di Successione, ma Maria Theresia riuscirà a governare fino alla morte, dal 1740 al 1780, anche se come imperatore verrà incoronato il marito.
I problemi legati alla successione vengono citati con annesso aiuto degli Ungheresi, ma non emerge il fatto importantissimo che grazie a lei l’Austria verrà traghettata dal Medioevo alla modernità.
Non è questa la sede per un excursus storico ma, citiamo a braccio alcune delle novità introdotte dalla sovrana, dalla realizzazione di un forte governo centrale sostenuto da un efficiente burocrazia a un esercito stabile, da un erario solido all’imposizione fiscale ai nobili e al clero, dalla cancellazione della servitù ella gleba all’incoraggiamento del commercio che favorì soprattutto Trieste – e la Trieste moderna deve gran parte del suo sviluppo proprio a questa sovrana illuminata! -.
Per non parlare delle riforme sanitarie, come l’avvio alla vaccinazione antivaiolosa o l’obbligo scolastico per tutti, maschi e femmine, fino ai dodici anni. Certo è che un musical non è una lezione di storia, però scegliere qualche aneddoto che la inquadrasse meglio, sarebbe stato utile, come far capire quanto fosse amata da parte della popolazione e della Corte. Rinomato è l’episodio di quando fu colpita dal vaiolo e il popolo, nonostante le guardie avessero tentato di bloccare il passaggio, si riversò nella piazza della Hofburg, salì le scale e rimase in attesa fino a notte fonda, avendo saputo che la sovrana aveva ricevuto l’estrema unzione.

La regia di Alex Balga è dinamica, ma ha osato fino a un certo punto. L’inizio molto rap, molto Hamilton è una scarica adrenalinica e ci sono molti punti spettacolari, tra cui, veramente da urlo, il secondo numero del secondo atto, Working Mum dove i figli nei passeggini (Maria Theresia ne ha avuto sedici e in vita ne sono rimasti tredici) carambolano in una coreografia da spellarsi le mani. Così come l’ensemble che balla attorno a un tavolo, pavimento riflettente, luce che vira sull’oro, Friedrich von Preussen Ist in Wien. Poi il ritmo si arena sulla battigia della tradizione. Forse a causa della storia e anche della musica che alla fine è classica.
Ripetiamo. Magari ce ne fossero di spettacoli così in Italia e se qualcuno capiterà a Vienna, andate a vederlo, noi però ci aspettavamo qualcosa di più, soprattutto ricordando gli allestimenti precedenti come Rock Me Amadeus e andando a ritroso Elisabeth o Rebecca o Tanz der Vampire.
Lo spartito di Dieter Falk e Paul Falk non è uno di quelli che resta subito impresso, bisognerà ascoltarlo più volte, ma la direzione di Carsten Paap è stata perfetta e, come abbiamo già accennato, il suono di Carsten Kümmel, eccetto qualche minima sbavatura, è stato impeccabile. I soldi ci sono e i costumi di Aleksandra Kika si toccano con lo sguardo. Costumi però in chiave moderna senza strafare, broccati, gonne a palloncino gonfie, decorazioni oro, gonne lunghe sfarfalleggianti che ricordano gli outfit di Carrie Bradshaw, oppure tanto nero e oro…
Moderni con quel tocco retrò che ci traghetta nel Settecento. La scena è fissa ma è sempre nuova grazie alle videoproiezioni di Morgan Large coadiuvate da una scenografia luminosa, firmata da Ben Carcknell, che ti fa restare a bocca aperta per l’inventiva e la ricchezza. Fresche innovative originali le coreografie di Jonathan Huor.
Abbiamo lasciato per ultimo il cast che ha meritato gli applausi a scena aperta, diciamo che ogni numero era un risonare di battimani.
Partiamo dalla protagonista, Nienke Latten, già vista in Rebecca, non ha deluso neanche in questo spettacolo. Ha presenza scenica e voce. Franco Disio non lo conoscevamo, qui nel ruolo del consorte, delicato nell’interpretazione e con qualità vocali ineccepibili. Moritz Mausser (Federico di Prussia) domina la scena, la riempie con la sua presenza e la sua voce tagliata nel diamante. Un altro volto noto è Annemieke van Dam (Madame Fuchs), l’ultima Elisabeth era lei; a parte la sua bellezza raffinata possiede una voce luminosa e una presenza elegante sul palcoscenico, sempre misurata nella gestualità e nel portamento. Annemarie Lauretta (Kaiserin Elisabeth Christine) sfonda con la sua voce ma in scena si muove e si agita come una popolana, già notato nel ruolo di Mrs. Van Hopper in Rebecca. Un’interpretazione un po’ più “regale” e non così sopra le righe non guasterebbe visto che qui è la mamma della sovrana. Ci è piaciuto molto il giovane Aeneas Hollweg nel ruolo di Joseph, il figlio di Maria Theresia che succederà a lei. Sicuro, convincente nel ruolo e ottima impostazione vocale. Non sono stati da meno Dominik Hess (Michael Gabriel Fredersdorff), Andreas Wolfram (Kanzler Bartenstein) e Amelie Polak (Marie Christine).
Standing ovation. Applausi e quindi lunga vita a Maria Theresia.



