
All’STM Studio va in scena il Larson di Tick, tick… BOOM!: intimo, vibrante e coraggioso.
di Paolo D. M. Vitale
Dopo l’esordio al vetriolo che ha inaugurato la stagione con lo smalto caustico e corale di Urinetown (leggi qui la nostra recensione), l’STM Studio — la suggestiva sala speak-easy al quarto piano del TAM Teatro Arcimboldi — torna a far parlare di sé confermandosi come un vero e proprio laboratorio della percezione, un’oasi intima e radicale in cui lo spettatore, liberato da ogni schermo e dispositivo digitale grazie al rigoroso protocollo d’ingresso dello spazio, si immerge totalmente nel presente della rappresentazione. All’interno di questa cornice votata alla condivisione ravvicinata e all’ascolto simbiotico, la seconda stagione prosegue ora con il debutto di Tick, tick… BOOM!, in scena dal 22 ottobre 2026 (leggi qui la presentazione). La nuova produzione è firmata da STM Live e Show Bees, con la regia attenta e dinamica di Massimiliano Perticari, l’adattamento italiano e la direzione musicale di Andrea Ascari, le intelligenti coreografie di Daniela Gorella e Ilaria Suss, le scene semplici ma efficaci di Gabriele Moreschi e Ludovico Gandellini e i bei costumi di Maria Carla Ricotti.
Difficile accostarsi a questo titolo senza avvertire il peso e la grandezza della figura visionaria del suo autore, Jonathan Larson. Compositore e drammaturgo destinato a cambiare per sempre il volto del teatro musicale contemporaneo, Larson legò indissolubilmente il proprio genio al capolavoro Rent, spegnendosi tragicamente a soli trentacinque anni il 25 gennaio 1996, a poche ore dalla prima anteprima off-Broadway di quello spettacolo-svolta che avrebbe conquistato il Premio Pulitzer per la Drammaturgia.
Nato originariamente come un monologo rock autobiografico e poi strutturato nella versione a tre interpreti, Tick, tick… BOOM! rappresenta l’opera con cui tutto ha avuto inizio. Il plot segue le vicende di Jon, un giovane compositore che, sulla soglia dei trent’anni, si dibatte tra incertezze economiche, compromessi quotidiani e l’angosciante ticchettio di un orologio interiore che pare ricordare come il tempo per realizzare i propri sogni stia inesorabilmente per scadere. Oggi riconosciuto come il manifesto creativo di Larson — e reso celebre anche dall’acclamato adattamento cinematografico firmato da Lin-Manuel Miranda —, il musical continua a interrogare il pubblico con bruciante attualità sul valore del tempo e sul coraggio di rischiare tutto per la propria identità.
Se la già citata prova inaugurale di Urinetown aveva messo in luce la maturità e la forza d’urto di una compagnia di giovani talenti, sul palco di Tick, tick… BOOM! si muove un altro cast di giovanissimi interpreti di straordinaria promessa. Accanto a Davide Cantore, convincente nei panni dell’amico Michael, e a Federica Maria Stomati, intensa nel ruolo della compagna Susan — sostenuti da un solido ensemble completato da Elena Sisti, Vittoria De Martino, Jacopo Spunton e Edoardo Piacente —, a emergere è la prova generosa di Nicolò Bertonelli nel ruolo del protagonista Jon. Bertonelli affronta con intelligenza scenica e grande sensibilità il difficilissimo compito di reggere novanta minuti di spettacolo senza un attimo di tregua, rimanendo costantemente in scena. Certo, vocalmente la sua cifra non ha ancora raggiunto una piena e totale maturità, ma l’interprete dimostra di possedere talento, presenza e tutte le carte in regola per crescere ulteriormente e strutturarsi come un performer completo.
Allo stesso modo, se l’impostazione scenografica immersiva e la conformazione dello spazio dello STM Studio esigono rigore e pulizia nei movimenti, va ascritta a merito di tutto il cast una menzione speciale per la straordinaria capacità di gestire gli spazi, i movimenti e l’attrezzeria con una precisione geometrica assoluta e una cura tutt’altro che comune, esaltando la visione registica.
Un plauso d’obbligo, infine, va al disegno luci curato da Valerio Tiberi in collaborazione con Alessandro Manni: tagli di luce chirurgici, eleganti, fortemente d’impatto e mai banali, capaci di scolpire i corpi degli attori, definire gli spazi mentali e fisici della narrazione e amplificare con precisione millimetrica ogni singola vibrazione emotiva della partitura.
Ancora una volta, la proposta dello STM Studio si conferma coraggiosa e preziosa per la scelta mai banale dei titoli in cartellone, dimostrando una visione culturale che meriterebbe un pubblico assolutamente più numeroso.
