
Il repertorio di Umberto Tozzi sul palco del TAM Teatro Arcimboldi: video memorabili, voci strepitose e un testo da riscrivere. Promosso a metà.
di Paolo D. M. Vitale
Ha debuttato in prima nazionale al TAM Teatro Arcimboldi di Milano con la produzione di GoldenStar AM S.r.l, Gloria – Il Musical celebra l’iconico repertorio di Umberto Tozzi, firma della direzione musicale e protagonista di una straordinaria carriera cinquantennale fatta di oltre ottanta milioni di dischi venduti, duemila concerti e trionfi internazionali come un Golden Globe, nomination ai Grammy Awards, una vittoria a Sanremo e due Festivalbar.
Visivamente lo spettacolo si presenta con una scena parapettata delimitata da grandi ledwall perimetrali e un pavimento composto da pedane elevatrici motorizzate, un impianto tecnologicamente imponente che accoglie il pubblico e che nasce dall’ideazione scenografica di Marco Pupin.
L’operazione del jukebox musical è notoriamente rischiosa, soprattutto quando si attinge al repertorio di un unico artista, e considerando i precedenti non sempre felici nel settore, le aspettative della vigilia erano francamente basse, acuite anche dai nodi narrativi della trama — concepita insieme alla regia da Andrea Maia, Toni Fornari e Vincenzo Sinopoli — che racconta la favola moderna di Gloria, una giovane talentuosa decisa a diventare cantante che si scontra con il volere del padre, spingendola a fuggire per inseguire la musica tra amori, contrasti e rinascite.
Nonostante queste premesse scettiche, tra i punti di forza dello show spicca senza dubbio la parte vocale e in particolare la straordinaria voce di Valeria Mancini, che nel ruolo della protagonista ci ha letteralmente stregato grazie a un colore, un timbro, un volume e una capacità di variazione profondamente commoventi, affiancata da una formidabile Gloria Miele nei panni di Eva – dotata di grande carisma e di una innata presenza scenica – e da un’Emanuela Fresi in veste di Sara capace di unire doti canore eccezionali a ottime qualità attoriali e comiche. Senza dimenticare poi il resto del cast completato da Nick Casciaro nel ruolo del protagonista Marco, Elisa Marangon come Carla, Fabio Pappacena come Pietro, Laura Ruocco come Diomira, la partecipazione straordinaria di Toni Fornari nel ruolo di Luca e un ensemble formato da Cristian Cesinaro, Mattia Fazioli, Anthony Finocchiaro, Matteo Germinario, Jasmine Lazzoni, Diletta Manule, Riccardo Paglia, Christian Peroni, Giorgia Riccardi, Francesca Rimoldi, Raffaella Spina e Camilla Tappi, con Clelia Enea come swing off stage e assistente alle coreografie, e con le dinamiche coreografie firmate a quattro mani da Laura Ruocco e Giulio Benvenuti.
Di contro, a mostrare evidenti carenze è stata la parte attoriale, penalizzata da quella fastidiosissima impostazione “da musical” che in Italia sembra ormai imprescindibile, frutto forse del paradosso tutto nazionale per cui i performer completi ci sono, ma non vengono scritturati. L’impressione è stata quindi quella di trovarsi di fronte ad un cast di cantanti a cui è stato semplicemente chiesto anche di recitare. Un limite generale dal quale si salvano ampiamente l’ottimo Toni Fornari, la già citata Emanuela Fresi e Laura Ruocco (che al contrario dell’andazzo generale recita molto bene, ma non altrettanto bene canta).
Ad aggravare il quadro contribuisce un testo debole, dove uno sviluppo del copione a tratti imbarazzante e incompleto riflette quel fastidioso vezzo tutto italiano di pensare che il pubblico non capisca nulla e che tutto vada spiegato in modo didascalico ed esplicito, dando vita a scambi di battute che definire cringe è un eufemismo. Da qui la necessità di un appello ufficiale a tutti gli autori italiani — firmato idealmente da chi non ne può più — affinché smettano di considerare gli spettatori degli imbecilli. Anche lo sviluppo dei personaggi presenta diverse gravi lacune, come per esempio l’inspiegata e inspiegabile “conversione” improvvisa del padre di Gloria, che passa in un battito di ciglio da osteggiatore intransigente a orgoglioso sostenitore della figlia.
A risollevare magnificamente le sorti della serata ci pensano però i contributi video firmati da Unità C1, la cui ricerca visiva si traduce in atmosfere azzeccatissime e in perfetta sintonia con gli arrangiamenti musicali marcatamente teatrali curati da Lapo Consortini, con la consulenza musicale di Simone Manfredini, e con l’ottimo disegno luci di Luca Maneli . Parimenti efficaci i sintetici ma intelligenti elementi scenici di Ivan Stefanutti, che invece sul versante dei costumi ci regala un’altalenante proposta: momenti di grande bellezza, come il memorabile abito rosso di Eva nella canzone Tu, si alternano ad altri di maggiore perplessità, come i ricorrenti “pigiami” indossati dal gruppo di ballo.
In conclusione, lo spettacolo presentato da Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli non si è rivelato la debacle che ci si poteva legittimamente attendere, dimostrandosi al contrario un lavoro godibile, forte di un impatto visivo e uditivo notevole che, qualora si decidesse di correggerne la recitazione complessiva e di rimettere mano a un testo bisognoso di riscrittura, avrebbe tutte le carte in regola per diventare un musical popolare di lunga durata.
