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REVIEW – MAMMA MIA! CI RISIAMO

Mamma mia! Ci risiamo.

Il film esce in Italia ufficialmente il 6 settembre, ma domenica 12 agosto in selezionate sale di tutta la penisola verrà presentato in anteprima nazionale. Qui trovate una breve guida alla visione.

di Sandro Avanzo

Nella prima scena di Mamma Mia! in palcoscenico (e conseguentemente nella prima sequenza della sua trasposizione cinematografica) la giovane Sophie leggeva alle amiche il diario della madre ridendo e fantasticando sui “puntini, puntini, puntini” che le avrebbero potuto rivelare quale avrebbe potuto essere il suo vero padre tra i tre differenti uomini che vent’anni prima la genitrice aveva incontrato nel breve volgere di una manciata di giorni.

A dieci anni di distanza dal cult movie di Phyllida Lloyd lo sceneggiatore e regista Ol Parker (suo il copione di Marigold Hotel) riprende in mano gli stessi personaggi e le stesse vicende creati per il teatro da Catherine Johnson (ma soprattutto riprende il repertorio degli ABBA!!!) e con Mamma mia! – Ci risiamo va a colmare il non detto di quei “puntini, puntini, puntini”.

Il suo film è nel medesimo tempo un prequel e un sequel dell’originale in un costante saltabeccare tra i flashback anni ’70 e l’attualità dei primi 2000 grazie ai quali veniamo edotti dell’antefatto e degli esiti della storia già conosciuta e amata.

Approdiamo ancora una volta in Grecia nell’ideale isola di Kalokairi (ma le riprese sono state girate a Lissa, in Croazia), di nuovo immersi nel sole mediterraneo e di nuovo alle prese con Donna, Sophie, le canterine Dynamos e la loro vitale famiglia allargata. Nulla che in fondo già non si conosca e poche le autentiche sorprese.

Sapevamo già che Donna ha cresciuto da sola la figlia senza farle mai sapere nulla dei tre potenziali padri e senza che neppure i tre sapessero nulla della sua esistenza; tutto ciò qui ci viene solo ricordato. Però riconosciamo subito il carattere della neolaureata Donna e del suo sogno vago ma determinato da trovare e realizzare, il suo incontro con i tre differentissimi ragazzi (il francese, l’inglese e lo svedese) come pure le ragioni della fuga-ritorno-nuova fuga dall’isola di Sam, giovane architetto fidanzato con la classica brava ragazza di buona famiglia.

Per riunire di nuovo tutti i personaggi e dare un pizzico di novità alla storia Ol Parker ha preso a pretesto l’inaugurazione di un hotel e la celebrazione di un funerale a cui ha aggiunto la novità di una coppia che si reincontra dopo anni e anni di lontananza, amore nuovo/antico da festeggiare.

È da apprezzare il suo equilibrio nel raccontare senza strafare una vicenda già nota arricchendola di quegli elementi originali che ne rinnovano l’interesse tra gli spettatori (molti dei quali veri e propri fan scatenati). Sempre tenendo presente che sta girando un prodotto assolutamente commerciale e non un film d’arte, dunque pensato per ingrassare le casse dell’Universal Pictures e della Legendary Pictures (oltre che quella degli ABBA che compaiono come co-produttori), riesce nell’impresa di realizzare un lavoro gradevolissimo e divertente che non fa affatto rimpiangere il precedente originale.

Anzi, con l’inserimento di battute esilaranti destinate a diventare tormentoni buoni per tutte le stagioni (siamo nel territorio del più puro camp) e il sovrappiù di momenti comici e assurdi riesce a diventare a tratti addirittura più spassoso e allegramente paradossale. E che Parker sia un regista con un grande senso della messa in scena lo dimostra di continuo, basti citare l’esempio di come ha costruito la sequenza intima di One of Us, in cui Sophie-Amanda Seyfried e Sky-Dominic Cooper si trovano a parlare al telefono, l’una in Grecia e l’altro a New York, e interagiscono tra loro e con gli specchi che ne restituiscono le immagini come se si trovassero a contendere la discussione nella medesima stanza (il gioco dei rimandi e degli incastri è di quelli che andrebbero analizzati e insegnati nelle università di cinema!); o di come all’opposto la regia open air ha reso epico e al tempo stesso grottesco l’arrivo sull’isola della flotta delle barche sulle note di Dancing Queen.

I puristi troveranno forse la sceneggiatura talora traballante e incongruente, con eccessive variazioni sul tema, soprattutto nella parte centrale, o un po’ meccanico il saltare avanti e indietro nel tempo, ma le trascinanti musiche degli ABBA, l’esaltazione delle libertà sessuali, dei paesaggi, dei magnifici fisici in bikini femminili o calzoncini maschili, le coinvolgenti e spiritose coreografie compensano ampiamente tali possibili limiti e alla fine non si rimpiange nemmeno la felice atmosfera della pellicola originale.

Buonumore a tonnellate, lo si è detto, e ci si diverte decisamente tanto ma è bene informare che nel finale si versano anche lacrime di autentica commozione… non se ne rivelerà qui il motivo per non togliere la sorpresa (che è l’autentico e fondamentale evento su cui poggia l’intero film), ma si consiglia di tener pronti i fazzoletti perché ce ne sarà sicuramente bisogno.

Non si fa spoileraggio, invece, sottolineando la presenza di Cher nel ruolo della nonna della giovane protagonista, una superstar dai falsissimi capelli biondo platino cotonati che dal Sud America arriva direttamente sull’isola nel finale della storia giusto in tempo per partecipare alla festa di inaugurazione dell’hotel e cantare (in un quasi-duetto) un fantastico Fernando e un fantasmagorico Super Truper finale insieme con tutto il cast. La sua performance, colpo d’ala nello scorrere della storia, preannunciata da un montaggio che ruba tempi e inquadrature dai film thriller, per quanto breve è di quelle che resteranno nella memoria. Ironica e distaccata, di un’eleganza fuori dal tempo, la diva fa il verso a sé stessa e al proprio mito e si diverte anche a esibire la perizia del suo chirurgo plastico che ne ha trasformato il volto in una maschera di cera sfoggiata e agita con ammirevole istrionismo.

Tutti gli interpreti sono del resto da ammirare, tanto i veterani del primo film Pierce Brosnan (adorabile nel suo mostrarsi totalmente stonato), Colin Firth, Stellan Skarsgård, Christine Baranski e Julie Waltersn quanto le new entry che interpretano gli stessi personaggi da giovani, vale a dire Lily James, Jeremy Irvine, Hugh Skinner, Josh Dylan, Alexa Davies e Jessica Keenan Wynn tutti spiritosi e consapevoli della difficoltà di dover fare da specchio a mostri sacri dello schermo.

Il compito più arduo, ovviamente, ricade sulle spalle di Lily James (già ammirata in Cenerentola) che deve fare da doppio addirittura a Meryl Streep. Nella toccante scena in cui si trovano faccia a faccia ci riesce quasi in pieno… non la fa rimpiangere per nulla (quale giovane attrice oggi potrebbe stare alla pari della Streep?). Il tutto scandito e dipanato sui ritmi e sulle melodie dei più noti song di Björn Ulvaeus e Benny Andersson (una bambolina di peluche in premio a chi li individua nei loro due divertenti e inaspettati cameo!).

Ritroviamo difatti una buona parte delle canzoni già utilizzate nel primo capitolo (Dancing Queen, One of Us, The Name of the Game, Knowing Me Knowing You, Super Trouper, I Have a Dream, Mamma Mia, Waterloo) ora attribuite a personaggi differenti e a sottolineare nuove situazioni, a cui sono stati aggiungono vari altri super hit degli ABBA rimasti fuori dallo spettacolo in palcoscenico e di conseguenza anche dal precedente film (Fernando, Andante Andante, When I Kissed the Teacher, Why Did It Have to Be Me?, Kisses of Fire, I Wonder, Angel Eyes, I’ve Been Waiting For You, The Day Before You Came, My Love My Life) per un minutaggio globale di oltre 58 minuti su una durata totale di 1h e 56min, per dire che si assiste a scene e numeri musicali per più della metà del film.

Se non lo si fosse ancora capito si sappia che è superfluo augurare il Buon divertimento!!!!

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