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REVIEW – VIAGGIO NELL’OPERETTA. IL MUSICAL

Viaggio dall’operetta: Gilleri riporta la piccola lirica a Trieste

di Erica Culiat

Una volta Trieste poteva competere nelle produzioni della piccola lirica con Dresda, Vienna… Le prime operette venivano date negli anni Cinquanta al Castello di San Giusto. Tutto esaurito per applaudire Anna Campri, Elvio Calderoni, Alberto Lionello, Rosy Barsony, anche se un vero e proprio festival, organizzato dall’allora Ente autonomo Teatro Giuseppe Verdi, ci sarà dal 1970 al 1983 sotto la guida di Fulvio Gilleri al Politeama Rossetti con una sfilata notevole di stelle, come Graziella Porta, Lino Savorani, Elena Zillio, Carlo Bini, Daniela Mazzucato, Sandro Massimini, Max René Cosotti, Elio Pandolfi, Gino Landi

Le sedi del Festival poi si ampliarono allo stesso Teatro Verdi, alla Sala Tripcovich e al Parco del Castello di Miramare, poi nel 2008 la cancellazione.

Oggi, qualche titolo viene infilato nella programmazione dell’ente lirico, l’Associazione Internazionale dell’Operetta del Friuli Venezia Giulia ha organizzato proprio quest’anno una manifestazione Operetta alla Piccola Fenice con un programma dedicato all’operetta viennese e italiana, nel 2017 al Politeama Rossetti abbiamo visto il Teatro Nazionale dell’Operetta di Budapest, qualche spazio è ritagliato nelle serate musicali di Villa Codelli, del Teatro Romano in musica, del Parco delle Rose a Grado. Appuntamenti a spot, mentre forse bisognerebbe ricordare e mettere in pratica il detto che l’unione fa la forza.

Da qualche tempo, comunque, Alessandro Gilleri, il figlio del patron del periodo d’oro triestino, ex direttore di produzione dell’ente lirico, con la sua impresa la Golden Show, oltre a organizzare una stagione teatrale a Muggia, si occupa anche di produzione e, tra le varie, proprio della piccola lirica.

Sabato sera, infatti, abbiamo visto al Teatro La Contrada di Trieste, Viaggio nell’operetta: il musical con i due beniamini del pubblico triestino, Andrea Binetti e Marzia Postogna, affiancati da Maria Giovanna Michelini e Riccardo Gatto. Lo spettacolo che ha debuttato il giorno a prima a Gradisca, sarà il 20 marzo a Casarsa e il 24 a Ravenna, il tutto come prova di lancio per la prossima stagione. Questi appuntamenti li possiamo considerare delle preview per trovare la quadratura del cerchio.

Diciamo subito che il pubblico aveva gli occhi lucidi di sentimento, riandando ai bei tempi andati, canticchiava alcune arie e gli applausi sono ruggiti.

Quali sono i punti di forza dello spettacolo? Di sicuro la musica eseguita dal vivo da Bruno De Caro al pianoforte, da Lucy Passante e Giovanna Rados ai violini, da Cecilia Barruca al violoncello, da Alessio Bergamasco al clarinetto e da Alessandro Perosa alla batteria. Misurati, non hanno mai coperto le voci dei cantanti, ma li hanno accompagnati per mano. Quindi, oltre alla bravura degli interpreti, applaudiamo lo sforzo produttivo di avere questi artisti nello spettacolo e di non utilizzare musica pre-registrata.

Curati anche i costumi dei due interpreti maschili, loro di nero vestiti, ma bastava una giacca sbriluccicante o con gli alamari dorati, un cilindro, a introdurci subito nello scintillante mondo parigino e viennese. Per le interpreti femminili, l’abito lungo in tanti pezzi è noblesse oblige e le signore del pubblico aspettano con curiosità le mise delle protagoniste. Graziose, belle da vedere, mai invadenti Francesca Petralia, Sofia Kafol e Cler Bosco che danzavano assieme ai quattro principals.

I protagonisti: il palcoscenico per Binetti è la sua seconda casa. Si vede che sta a suo agio e si diverte, gli insegnamenti di Massimini scorrono nelle sue vene e canta con il suo piglio tenorile inossidabile. La Postogna ci aveva incantati fin dai suoi esordi, quando giovanissima, lo è ancora, ma all’epoca era propio una bambina, aveva cantato in Edith Piaf. Possiede sempre una bella voce, maturata nella pratica e quindi ha fatto bene a coltivare la parte vocale, quando per anni, proprio alla Contrada, si è dedicata alla prosa, ma, visto che è anche attrice, dovrebbe essere avvantaggiata a colorare in maniera diversa i personaggi che interpreta.

Le canzoni sono cucite su un plot narrativo: la storia dell’operetta che da Vienna passa per Budapest, fino a Parigi, Londra e Roma, condite da battute sull’attualità che scintillano il riso immediato, ma il tutto è un po’ lungo e monotono – sintesi, incisività, ironia… Oblivion docent -. Anche per alleggerire il fardello recitativo soprattutto a Riccardo Gatto, che abituato a cantare nella lirica, è impacciato e rigido nella prosa. Piacevole da ascoltare mentre canta, così come la Michelini, sempre limpida, ricca di sfumature e appassionata.

Il titolo è un po’ ingannevole. Personalmente quando ho letto la parola musical, certo non mi aspettavo di sentire Dear Evan Hansen o Hamilton, ma almeno Rodgers e Hammerstein, Leonard Bernstein, Andrew Lloyd Webber, invece l’unico accenno è a Vincent Youmans con Tea for Two, cantato simpaticamente in italiano dal duo Binetti-Postogna.

Forse il titolo semplicemente sottintende che l’operetta è l’antesignana del musical.

In scaletta poi tutto quello che ci si aspetta di trovare in un excursus quale l’hanno pensato Gilleri e Kraus: Lehar con Il Conte di Lussemburgo e La vedova allegra, Strauss con Il Pipistrello, Kalman con La Contessa Mariza, La duchessa di Chicago e La principessa della Czarda, passando per Offenbach, Carlo Lombardo fino ad arrivare alla commedia musicale italiana di Garinei & Giovannini, e la loro canzone Domenica è sempre domenica, e quella di Armando Trovajoli con Roma nun fa la stupida stasera.

Siamo d’accordo con Binetti quando ha sostenuto in un’intervista che la piccola lirica deve diventare un punto cardine del progetto turistico di Trieste, «come si va a Londra o a Broadway a vedere i musical, si deve venire a Trieste per vedere l’operetta», bisogna però anche trovare un linguaggio in sintonia con l’oggi (l’altra sera a teatro l’età media era molto alta). Si decide che quello è il pubblico? Un pubblico, tra l’altro, che non ha ricambio generazionale, almeno nell’immediato. Se è questo l’obiettivo, Gilleri ci è riuscito, ma se vogliamo che l’operetta continui a vivere come genere, quello che abbiamo visto ha la ruggine di tutti gli anni addosso.

Viaggio nell’operetta: il musical

di Alessandro Gilleri e Hans Peter Kraus
con Andrea Binetti, Marzia Postogna, Riccardo Gatto, Maria Giovanna Michelini
Le Golden Show Girls e Golden Show Ensamble
diretto da Bruno De Caro
assistente ai costumi Antonella Guglielmi
luci Marco Macrini
coreografie Morena Barcone
regia Alessandro Gilleri
produzione Golden Show

About Erica Culiat

Erica Culiat
Erica Culiat è nata nella stessa città di Italo Svevo. Forse per questo si sente pigra e indolente, ma creativa. Non scrive romanzi, ma articoli. Ha collaborato con testate nazionali (Primafila, Diario) e locali (TriesteOggi, La Cronaca, Zeno e Messaggero Veneto). Fa la guida didattica presso i Civici Musei tergestini, adora il teatro, riesce a vedere fino a tre spettacoli al giorno, soprattutto quando è a New York. Gironzola per mostre, ama la Nutella, Bach, i compositori minimalisti, l’antiquariato e Virginia Woolf. Quando va a Vienna si sente a casa sua.

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