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REVIEW – TOMORROW MORNING – DOMANI TI SPOSO… DOMANI TI LASCIO! COMPAGNIA A.M.O.

Nuovo centro dei “Fantastici Quattro” Derogatis, Di Blasio, Fratepietro e Monetti diretti da Simeoli al Teatro Roma

di Ilaria Faraoni

Ancora per pochi giorni (fino al 20 maggio) è possibile vedere un’altra perla della Compagnia A.M.O. (Daniele Derogatis, Piero Di Blasio, Stefania Fratepietro e Valeria Monetti) al Teatro Roma, nella capitale: si tratta dell’adattamento italiano del musical londinese di Laurence Mark Wythe (musiche e libretto) Tomorrow Morning – Domani ti sposo… domani ti lascio!, che si è poi trasferito con grande successo di critica a Broadway.

foto Luana Belli

Ancora una volta (dopo il fortunatissimo Ti amo, sei perfetto, ora cambia che vanta quattro stagioni italiane – la recensione QUI), Marco Simeoli firma la regia per gli Attori Momentaneamente Occupati (A.M.O.) e Piero Di Blasio l’adattamento dei testi.

Non dimentichiamo nemmeno La Storia d’Itaglia, commedia sempre diretta da Simeoli e prodotta dalla Compagnia A.M.O. anche se in quel caso i componenti della Compagnia non erano tutti e quattro in scena (la nostra recensione QUI).

Foto Luana Belli

Tomorrow Morning – Domani ti sposo… domani ti lascio! è un musical molto particolare, davvero da scoprire, divertente e al tempo stesso riflessivo e a tratti serio: risate e momenti più intimi e introspettivi vanno infatti a braccetto proprio come le due coppie in scena che rappresentano i due diversi mood dello spettacolo e che possiamo sbirciare in due situazioni opposte: la notte prima delle nozze (Monetti/Derogatis) e la notte prima del divorzio ufficiale (Fratepietro/Di Blasio).

Il messaggio che lancia il musical è quanto di più contro tendenza ci possa essere: in una società dove sempre più spesso ci si lascia alla prima difficoltà, qui si invita a provarci ancora, a non perdersi, a rimanere focalizzati di più sul presente, per poter avere un futuro migliore: già per questo motivo lo spettacolo andrebbe caldamente consigliato.

Certo, si riderà un po’ meno rispetto a Ti amo, sei perfetto, o alla Storia d’Itaglia (anche se le risate e le situazioni assurde e divertenti non mancano nemmeno a Tomorrow Morning) ma si potrà vivere qualche scena emotivamente forte in più. Sono tre generi diversi, tre spettacoli di cui non si potrebbe dire che sia meglio l’uno, l’altro o l’altro ancora e non bisogna fare l’errore di incasellare gli A.M.O. in un unico genere e aspettarsi da loro solo quello.

Foto Luana Belli

Se non bastasse il motivo tematico, un’altra ragione per cui questo “musical da camera” è assolutamente da consigliare è il gusto di assistere ad uno spettacolo veramente ben fatto, con una regia degna di questo nome.

Marco “Ritmo” Simeoli, davanti al quale bisogna nuovamente togliersi il cappello, è riuscito come sempre a creare un susseguirsi di passaggi serratissimi. Lo spettacolo è un ingranaggio che si muove alla perfezione: agli spettatori sembra tutto facile, ma dietro quel “facile” apparente, c’è un lavoro precisissimo realizzato da regia, attori, scenografo (Gianluca Amodio) e coreografo (Stefano Bontempi) in uno sforzo comune e inscindibile. Tutto si fonde e una minima esitazione potrebbe far inceppare il meccanismo.

Le scenografie, che ci appaiono perfino migliori delle edizioni straniere, sono una parte fondamentale in questa edizione di Tomorrow Morning – Domani ti sposo… domani ti lascio: si potrebbe dire che costituiscano quasi un quinto personaggio. Mosse dai performers stessi, quasi sempre non a fine scena, ma durante la scena, costituiscono uno degli elementi fondamentali per comprendere la trama, che è costruita appositamente a gradini: gli spettatori possono divertirsi a cogliere tutti gli indizi lanciati qua e là con apparente noncuranza, per poi metterli insieme e trarne le conclusioni, da bravi investigatori.

Daniele Derogatis, Piero Di Blasio, Stefania Fratepietro e Valeria Monetti (sempre rigorosamente in ordine alfabetico) sono “Perfetti, ora non cambiate!” per continuare con il gioco di rimandi al precedente spettacolo iniziato da Simeoli stesso nelle sue note di regia diffuse con il comunicato stampa (leggere QUI).

Foto Luana Belli

I quattro performers, punte di diamante del musical italiano, fanno tutto e di più, sia fuori scena (perché ricordiamo che la Compagnia A.M.O. si autoproduce),  sia sulla scena: lo spettacolo varrebbe la pena di essere visto (se non bastasse tutto il resto) anche solo per vedere all’opera i suoi quattro componenti: infatti, se la regia dello spettacolo è un esempio perfetto di Regia con la R maiuscola, gli A.M.O. sono un esempio di Performers con la P maiuscola e questo tipo di musical riesce a mettere in luce tutte le loro qualità; non per niente la compagnia sceglie con cura i titoli, in un panorama musicale teatrale italiano che non sempre riesce a mettere in risalto il parco artisti eccellente di cui dispone.

Foto Luana Belli

Nel caso specifico i nostri “Fantastici Quattro” lavorano molto non solo con la parola, ma con tutto il corpo in un gioco di sguardi, di scambi spazio-temporali, di movimenti sapientemente orchestrati da Simeoli e Bontempi.

Il disegno luci di Marco Macrini è preciso e funzionale e il disegno fonico di Federico Millimaci è particolarmente apprezzabile perché è ben calibrato, in più il Teatro Roma in sé non costituisce un ostacolo alla riuscita di questi due elementi, come accade a volte nei piccoli teatri che non hanno a disposizione luci o impianto audio adeguati.

Geniale, per finire, l’adattamento italiano di Piero Di Blasio, che con arguzia ha giocato con i testi anche e soprattutto nei casi dove la musica di Laurence Mark Wythe sembra “pericolosamente” qualcosa di molto noto, sottolineando la sovrapponibilità di alcuni pezzi proprio grazie alle parole scelte.

L’aver trasportato la vicenda in Italia invece non è rilevante, perché pur abbracciando temi e situazioni universali, esportabili e fruibili in ogni paese (e infatti già in molti paesi è stato messo in scena lo spettacolo), si sente comunque l’impostazione straniera della commedia: un italiano l’avrebbe scritta in maniera diversa, senza con questo voler dire che l’avrebbe scritta peggio o meglio.

Foto Luana Belli

Nel complesso le musiche di Laurence Mark Wythe sono orecchiabili e piacevoli al primo ascolto; colpiscono poi le armonizzazioni nei pezzi a più voci, esaltate dalle qualità vocali degli artisti in scena e dalla ottima direzione musicale di Roberto Gori.

Insomma, un musical ben fatto in ogni aspetto, da non perdere assolutamente per godersi due ore di Teatro con la T maiuscola.

Aiuto regia: Maria Caso. Costumi Valentina Giura.

Foto Luana Belli

About Ilaria Faraoni

Ilaria Faraoni
Giornalista, laureata in "Lettere Moderne - discipline dello spettacolo" alla Sapienza di Roma (vecchio ordinamento) con una tesi in "Storia del Teatro", ho studiato musica e chitarra classica per 10 anni con il Maestro Roberto Fabbri, sono istruttrice FITD di balli coreografici a squadre (coreographic team). Il mio interesse per l'arte è a 360°. Ho studiato fumetto diplomandomi alla "Scuola Internazionale di Comics". Tra le mie attività c'è anche la pittura: ho frequentato i corsi della Maestra Rosemaria Rizzo e ho tenuto diverse mostre personali (una delle quali interamente dedicata al mondo del musical) in sedi prestigiose; nel 2012 sono stata premiata a Palazzo Valentini (sede ufficiale della Provincia di Roma) con un Merit Award per la promozione dell'acquerello.

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