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REVIEW – ALADIN, IL MUSICAL GENIALE

Notevole sforzo produttivo di Alessandro Longobardi per mettere in scena l’Aladin alternativo di Maurizio Colombi in scena al Teatro Brancaccio con Leonardo Cecchi nel ruolo del titolo e la partecipazione di Sergio Friscia. Emanuela Rei è la principessa, Umberto Noto il Genio della Lampada

di Ilaria Faraoni

Ha debuttato ufficialmente anche per la stampa, il 9 ottobre scorso, il nuovo musical dell’ormai collaudato team di Maurizio Colombi, prodotto da Alessandro Longobardi per OTI – Officine del teatro italiano in collaborazione con Viola Produzioni. Il debutto è avvenuto in casa, nel Teatro Brancaccio di Roma diretto da Longobardi.

Dopo l’“Aladdin” della Disney a cartoni animati (1992), da cui ormai non si può prescindere e la relativa versione musicale teatrale, dopo il musical di Stefano D’Orazio con le musiche dei Pooh (“Aladin” – 2010) e sulla scia del remake Disney di qualche mese fa con Will Smith nel ruolo del Genio, è arrivato un nuovo musical sul celeberrimo personaggio protagonista di una delle novelle orientali de “Le mille e una notte”.

Lo spettacolo, ideato e diretto da Maurizio Colombi, vuole rifarsi liberamente proprio alla storia originale di Aladino, compresa nell’antica raccolta.

Dalle Mille e una notte, “Aladin, il musical geniale” riprende l’esistenza di ben due Geni, uno dell’Anello, l’altro della Lampada; il numero illimitato di desideri esprimibili (e non “tre e non più di tre”); la presenza della madre di Aladin; il desiderio di Aladin di vedere in volto la figlia del sultano che si reca in città (anche se il sotterfugio utilizzato è diverso); l’idea di spacciarsi per zio del protagonista – fratello del defunto padre di Aladin – da parte del personaggio che vuole impossessarsi della Lampada magica (anche se nella storia originale ad essere ingannato sulla finta parentela è anche lo stesso Aladino e non solo la madre).

In continuità con la storia Disney, si mantiene qui il nome di Jafar per il Gran Visir e qui apriamo una parentesi. Il nome Jaffar associato al Gran Visir era a sua volta già presente nel film Il Ladro di Bagdad – quello del 1940, vincitore di tre premi Oscar – dove ci sono molti altri particolari, alcuni dei quali tratti da altre storie de Le mille e una notte o dalla mitologia persiana, come il tappeto volante (assente nel racconto di Aladino), usati poi anche dalla Disney, grazie alla quale si sono cristallizzati come elementi appartenenti alla storia di Aladdin o Aladin, che dir si voglia. Il film del 1940 comunque, pur non avendo un protagonista di nome Aladino, è molto più simile alla storia che oggi associamo ad Aladin grazie alla Disney, di quanto non lo sia la novella originale de Le mille e una notte.

Ancora come richiamo disneyano ritroviamo il nome Jasmine, anche se nel musical di Colombi (forse come scelta dell’ultimo minuto) è attribuito all’ancella e migliore amica della principessa  Aisha (con la quale c’è uno scambio di identità); e ancora ritroviamo la scimmietta amica di Aladin, con la differenza che nel musical si tratta di una femmina, Coco, che assumerà un ruolo e un’identità inaspettati nel finale.

A tutti questi elementi, Colombi ha deciso di unire un po’ di spunti tratti dalla mitologia greca e da quella nordica per dare una storia ai due Geni e spiegare perché siano rinchiusi rispettivamente nell’Anello e nella Lampada e debbano esaudire desideri altrui.

Attenzione alla prima canzone del musical, perché un narratore racconta la loro storia e se l’audio non è perfetto o ci si distrae (come spesso può accadere a inizio spettacolo, quando non si è ancora entrati nel vivo e l’attenzione deve essere ancora “agganciata”) ci vuole parecchio tempo perché la faccenda venga in qualche modo rispiegata nel prosieguo.

Così, alla storia di Aladino, si uniscono da una parte il mito di Gea, dei Titani e degli dei dell’Olimpo (di origine greca) e dall’altra i miti nordici richiamati dai nomi di Thor (attribuito al Genio della Lampada) e di Loki, il dio dell’inganno e dell’astuzia, citato qui nella complicata quanto pericolosa “Catena di Loki” che può mettere in pratica, per acquisire poteri illimitati, chi possieda nelle stesse mani Anello e Lampada. Il Genio della Lampada, infatti, da solo può realizzare esclusivamente desideri che il padrone esprima non per sé, ma per gli altri.

Come detto perfino dai personaggi in scena, il tutto è abbastanza complicato, il che fa porre qualche dubbio sulla completa comprensione dei più piccoli, di questa parte della storia, più adatta ad un pubblico di adulti.

Ad ogni modo lo spunto narrativo è interessante, soprattutto perché il rapporto dei due Geni con Gea, tra dubbi, incertezze ed il rimprovero e lo sconforto finali (esposti in uno dei brani più seri e intimistici dello spettacolo) è chiaro specchio del rapporto che ognuno di noi può avere con Dio, se credente.

Malgrado questo risvolto più profondo, il musical di Colombi si tiene per la maggior parte su un registro leggero, a discapito della parte romantica o tormentata della storia, forse per tentare di divertire di più un pubblico di bambini.

Molto si punta, poi, sui sorprendenti effetti speciali illusionistici curati da Erix Logan, che danno una bella spinta allo spettacolo e per i quali una parte del merito va anche al cast, che ha saputo mettere in pratica i trucchi scenici alla perfezione.

Mirabolanti sono anche alcuni elementi scenografici, come il ponte tibetano sospeso sulle teste degli spettatori, grazie all’ormai imprescindibile firma (come in tutti gli ultimi lavori di Colombi) di Alessandro Chiti che ancora una volta è riuscito a creare scenografie funzionali, eleganti e di atmosfera, con quel tocco artistico che lo contraddistingue. Ci si aspetterebbe lo stesso tocco anche per la Caverna delle meraviglie, che invece rimane la scenografia meno sorprendente.

Di particolare bellezza estetica è la scena del tappeto volante.

Il tutto è ben amalgamato con i costumi di Francesca Grossi e le luci di Christian Andreazzoli.

Aiutano l’effetto finale i contributi video di Claudio Cianfoni, proiettati su un velatino, che includono anche la bella creazione animata con la sabbia che racconta l’incipit della vicenda.

Le musiche sono del trio creatore di “Rapunzel” e de “La Regina di Ghiaccio” (le nostre recensioni QUI e QUI): Davide Magnabosco (anche alla direzione musicale e agli arrangiamenti), Alex Procacci (anche agli arrangiamenti vocali e vocal coach) e Paolo Barillari.

Proprio per l’ottimo lavoro musicale fatto con gli spettacoli precedenti, ci si sarebbe aspettato un risultato simile anche per Aladin: non si capisce molto perché in questo musical si sia voluto puntare meno su una colonna sonora emozionante e articolata e più su un mix di brani editi e inediti e su uno stile leggero e dissonante rispetto all’ambientazione, toccando perfino i ritmi caraibici come la bachata.

Per la scena clou, quella d’amore tra Aladin e la principessa, di shaekespeariana memoria (il riferimento alla scena del balcone di “Romeo e Giulietta” è chiara) si è deciso infatti di usare un medley di brani italiani famosissimi, le cui parole si adattano perfettamente alla situazione, con un effetto che richiama l’analogo e celebre “Elephant love medley” del film “Moulin Rouge” e che colpisce più per la bravura con cui sono stati scelti i pezzi adatti, che per l’effetto emotivo.

Non manca nemmeno, dato il nome Aisha, il brano “Aicha” di Cheb Khaled, intonato da Jafar.

Presenti anche alcune divertenti citazioni strumentali come quella di “Tre somari e tre briganti” (da “Rinaldo in campo”) a sottolineare ironicamente un paio di passaggi della storia.

Le continue incursioni del presente, invece, come il microfono anni cinquanta o alcune battute (una strizza perfino l’occhio al film Disney 2019) fanno molto ridere ma ormai lasciano un po’ il tempo che trovano, anche perché cominciano ad essere un po’ abusate, in diverse produzioni.

Le coreografie di Rita Pivano si adattano bene al clima che si è voluto dare alla storia, raggiungendo lo scopo di creare un’atmosfera festosa, leggera, coinvolgente come un ballo di gruppo e fuori dalla collocazione storica nel passato, ma proprio per questo, forse, non hanno modo di creare qualcosa di memorabile, con qualche idea più particolare.

Arriviamo al cast. Il protagonista del titolo, Leonardo Cecchi/Aladin noto al pubblico per la serie tv Disney “Alex & co.” è bravissimo. Canta, balla, fa acrobazie, è simpatico, adatto al ruolo, sicuro di sé: non si risparmia nemmeno nelle scene più spericolate. Davvero merita gli applausi! Da notare anche l’abilità di Leonardo nel riprodurre, in alcune canzoni che lo richiedono, alcuni suoni e modulazioni particolari propri della lingua araba, una difficoltà tecnica aggiuntiva che il giovanissimo artista porta a casa a suo favore.

La protagonista femminile, Emanuela Rei, è nota (tra gli altri suoi lavori) per un’altra serie televisiva per ragazzi, “Maggie & Bianca Fashion Friends”. Anche Emanuela riesce a connotare bene la principessa, rendendone credibili i sentimenti. Come quasi tutti i personaggi, anche il suo subisce comunque un processo di attualizzazione che la rende una Aisha/Jasmine molto contemporanea e occidentale.

Come occidentalissimi sono la Jasmine/Aisha e l’Abdul di Gloria Miele e Renato Crudo, i migliori amici dei due protagonisti, molto “terreni” e carnali, destinati alla storia d’amore secondaria del musical, quella che assume i connotati più comici. I due attori catturano subito le simpatie del pubblico, forti anche delle loro esperienze pregresse.

Ma questo Aladin non a caso ha come parte del titolo “il musical geniale”. Qui, infatti, i due Geni sono protagonisti quanto Aladin e la principessa; addirittura potrebbero essere definiti i veri protagonisti, dal punto di vista narrativo.

Sergio Friscia notissimo al pubblico, è Nello, il Genio dell’Anello e a lui è affidata tutta la parte comica e sopra le righe della storia. La scelta di Friscia è indovinatissima e quando il testo gliene dà modo, riesce a scatenare le risate del pubblico. Forse con un po’ di spazio in più lasciato alla sua vis comica, il musical sarebbe risultato anche più divertente. Ad ogni modo Friscia ha l’occasione di confermare al pubblico anche le sue doti canore (ha all’attivo un album musicale, “L’altro me”) e risulta molto convincente anche nei tratti più seri del testo.

Umberto Noto è il Genio della Lampada, ed è il contraltare del fratello Nello. Serioso, autoritario e intransigente, poco incline ai sentimentalismi, il suo personaggio evolverà nel corso della storia. Noto rende bene le sfumature del suo Genio e può sfoderare anche le sue doti vocali. A lui, come dicevamo, è affidata la chiave “umana” di tutta la storia.

Maurizio Semeraro, Jafar, è un Visir particolarissimo, un cattivo con risvolti simpatici. Semeraro, che dona un’interpretazione sfaccettata, che coinvolge il pubblico, basata su diversi registri interpretativi è ormai una certezza, costruita con i tanti e diversi ruoli in cui lo abbiamo visto nel corso degli anni.

Daniele Derogatis è un sorprendente Sultano. Irriconoscibile, Derogatis, non solo sotto al trucco ma anche grazie all’interpretazione che ha dato del personaggio… e quando un attore diventa irriconoscibile per il lavoro fatto su un carattere, allora vuol dire che ha proprio colto nel segno.

Una menzione particolare per Raffaella Alterio che interpreta Coco, la dolce scimmietta, di cui riproduce benissimo le movenze.

Molto simpatici anche la Kamira di Fulvia Lorenzetti e lo Skifus di Jonathan Guerrero. L’ensemble è composto da: Jessica Aiello, Raffaele Cava, Cristina Da Villanova, Imma De Santis, Francesco De Simone, Anna Gargiulo, Stefano Martoriello, Alfonso Mottola, Eleonora Peluso.

Il disegno fonico è di Emanuele Carlucci.

Aladin sarà al Brancaccio fino all’8 dicembre. Si ricorda il concorso di disegno “ALADIN… UN’IDEA GENIALE PER LA TUA CITTÀ” aperto alle scuole per tentare di riqualificare angoli del territorio. C’è tempo fino al 31 ottobre per partecipare (leggere QUI).

About Ilaria Faraoni

Giornalista, laureata in "Lettere Moderne - discipline dello spettacolo" alla Sapienza di Roma (vecchio ordinamento) con una tesi in "Storia del Teatro", ho studiato musica e chitarra classica per 10 anni con il Maestro Roberto Fabbri, sono istruttrice FITD di balli coreografici a squadre (coreographic team). Il mio interesse per l'arte è a 360°. Ho studiato fumetto diplomandomi alla "Scuola Internazionale di Comics". Tra le mie attività c'è anche la pittura: ho frequentato i corsi della Maestra Rosemaria Rizzo e ho tenuto diverse mostre personali (una delle quali interamente dedicata al mondo del musical) in sedi prestigiose; nel 2012 sono stata premiata a Palazzo Valentini (sede ufficiale della Provincia di Roma) con un Merit Award per la promozione dell'acquerello.