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REVIEW – TRASTEVERINI

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EVVIVA I TRASTEVERINI!

_MG_6846di Ilaria Faraonifoto di Paolo Lombardo

Torna la coppia d’oro Angelini/Vergoni che insieme a Perrozzi e Armonioso riporta in scena i moderni “Romani de ‘na vorta”.

Se fin dal primo debutto di qualche anno fa se ne è sempre parlato una ragione c’è: Trasteverini, in scena al Teatro Sette di Roma fino al 25 gennaio, è uno spettacolo da vedere per più di un motivo e non c’è da meravigliarsene, anzi, bisognerebbe stupirsi del contrario visto chi c’è dietro e chi c’è sul palco.

Il testo è infatti di Gianfranco Vergoni (su soggetto di Veruska Armonioso, musiche di Andrea Perrozzi) e la regia è di Fabrizio Angelini: il sodalizio nato tra i due artisti, fino ad oggi ha portato alla luce diversi lavori tra i più interessanti e qualitativamente alti nell’ambito del teatro musicale. Ed è proprio in queste piccole produzioni o autoproduzioni che si trovano più facilmente il germe del nuovo, l’entusiasmo e quella scintilla che spinge in direzioni poco battute, forse più rischiose ma affascinanti e che il pubblico sa apprezzare.

Trasteverini colpisce subito perché non ha fronzoli, non ha sbavature, il necessario non lascia spazio al superfluo; è dotato di una costruzione creativa scattante, di un incastro di ritmi e movimenti che non permette neanche un attimo di noia. A vederlo, dal momento in cui tutto funziona, l’effetto ottenuto si dà per scontato, ma non è così. Tutto è frutto dell’abilità registica di Angelini (influisce di certo il suo essere danzatore e coreografo) e del cast che riesce ad eseguire quanto gli è chiesto con naturalezza. E allora i pochi elementi scenici – tante sedie quanti sono gli interpreti e un tavolo – vengono spostati dagli attori mentre ancora si sta concludendo un’azione per passare a quella successiva, in un luogo diverso, senza soluzione di continuità; è anche per questo che tutti rimangono seduti in palcoscenico mentre di volta in volta i personaggi di turno agiscono.

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Si tratta infatti di un coro, dal quale mano a mano si staccano le voci dei singoli che diventano protagonisti, per poi ritornare nella mischia: è così infatti che inizia lo spettacolo, con tutti i personaggi su una stessa fila di sedie in proscenio, in un’alternanza sapientemente orchestrata tra l’attenzione all’individuo e l’anonimato, con il ritorno nella voce collettiva da cui è impossibile distinguere la propria. Ed è così che finisce. Come a voler simboleggiare che i problemi, la vita, le speranze di ognuno, pur nella diversità, sono quelli di tutti e, allo stesso tempo, non possono avere un’attenzione particolare nel gran calderone di Roma, nello specifico, e dell’umanità allargando lo sguardo in una visione più generale.

_MG_6936La storia coinvolge e – benché tocchi molto la romanità, il modo di essere romani, e per di più Trasteverini, e il sentimento di appartenenza a questa nostra Capitale, con tutti i pregi e i difetti che ha in sé – racconta anche situazioni e sentimenti che possono essere condivisi da tutti, anche da chi romano non è.

Si parla di sogni, che la durezza della vita frantuma trasformandoli in tragedie (“a ‘sto monno tutto c’ha ‘n prezzo, pure i sogni”); di onestà e di imbrogli; di criminalità; dell’arte di arrangiarsi, del modo di prendere la vita mai troppo sul serio; di cuori puri, dell’amore che converte al bene… e questi sono argomenti universali.

Il cast. A tirare le fila di tutto è Alessandro Salvatori, che con Perrozzi presenta anche lo spettacolo. Un esempio di eclettismo e forza scenica, Salvatori parte come elemento esterno agli altri personaggi; è il punto di contatto tra loro, le loro storie ed il pubblico e proprio per questo gli è possibile, a differenza degli altri, ricoprire più ruoli all’interno della vicenda, anche nell’ambito di una stessa scena, in cui è sia padre che madre di uno dei due protagonisti.

Le sue caratterizzazioni, diversissime tra loro, sono così ben studiate, nella voce e nella gestualità, che sono credibili anche con pochissimi tocchi. Bastano un fazzoletto a turbante, un grembiule, un cappello ed il personaggio stereotipato è pronto: i suoi contributi, infatti, devono rappresentare più l’idea di determinate figure per quello che queste rappresentano, che personaggi specifici con proprie e uniche caratteristiche.

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Poi ci sono i due protagonisti: i due amici per la pelle Dario ed Enrico, interpretati rispettivamente da Andrea Perrozzi ed Enrico D’Amore.

Ottimo Perrozzi nell’aver costruito il personaggio scanzonato, un po’ irresponsabile ma leale, che vive alla giornata: “Noi semo i Trasteverini/Quelli che non c’hanno ‘n’euro/Né i quattrini ma lealtà/E pe’ sogna’ je basta de canta’”. Anche Perrozzi conferma una forte personalità, unita ad una naturalezza che porta il pubblico ad istaurare un rapporto empatico. Colpisce poi anche nella parte più drammatica che culmina nel brano “Perché?” cantato in carcere, dove Dario è finito, innocente, per colpa dell’amico.

Enrico D’Amore colpisce come sempre per la presenza scenica artistica, per l’intensità e la verità delle sue interpretazioni, oltre che per la sua eccellente tecnica vocale mai fine a se stessa, ma sempre finalizzata all’espressione dei sentimenti e degli stati d’animo da comunicare. A lui tocca il ruolo più tormentato di tutto lo spettacolo; il suo personaggio ha una evoluzione drammatica: parte dalla timidezza, passa per la dolcezza e l’ingenuità per attraversare il tunnel della disperazione che lo porterà a rapinare una banca, fino ad arrivare poi alla decisione più dura che gli guadagnerà il riscatto finale. Tutto è reso con grande profondità.

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Vincente e di peso è anche l’interpretazione di Elisabetta Tulli, Adriana, la compagna di Dario. Si può dire che incarni proprio la romanità popolare in tutti i suoi umori e salta all’occhio la verità con cui la Tulli comunica il personaggio.

Irresistibili e piene di brio le tre amiche proposte da Francesca Cinanni (Nina, la sorella di Dario), Valentina Naselli (Sara) e Roberta Marini (Iva).

Chiudono il cast i due bravi “cattivi” Irene Cedroni (Gabriella) – che si redimerà grazie all’amore di Enrico – e Tiziano Caputo (Mirko).

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Accattivanti le musiche scritte da Andrea Perrozzi, che spaziano in vari generi, scegliendo quelli di volta in volta più adatti a descrivere le situazioni proposte.

Le liriche sono firmate da Elisabetta Tulli, Gianfranco Vergoni e Veruska Armonioso.

Come aiuto regia ritroviamo la mano di Viviana Tupputi, sempre più presente in tanti degli spettacoli di qualità che costituiscono un patrimonio irrinunciabile per il teatro musicale degli ultimi anni.

Si ricorda infine la promozione “IL TEATRO TI PORTA A TEATRO“: presentando al botteghino il biglietto di un qualsiasi spettacolo, anche di quello in questione, si avranno 2 biglietti ridotti per Trasteverini.

La commedia musicale è proposta da Raffaele Pandolfi Events, un’ulteriore garanzia, se mai ce ne fosse bisogno.

Qui la nostra video intervista ai protagonisti dello spettacolo:

About Ilaria Faraoni

Giornalista, laureata in "Lettere Moderne - discipline dello spettacolo" alla Sapienza di Roma (vecchio ordinamento) con una tesi in "Storia del Teatro", ho studiato musica e chitarra classica per 10 anni con il Maestro Roberto Fabbri, sono istruttrice FITD di balli coreografici a squadre (coreographic team). Il mio interesse per l'arte è a 360°. Ho studiato fumetto diplomandomi alla "Scuola Internazionale di Comics". Tra le mie attività c'è anche la pittura: ho frequentato i corsi della Maestra Rosemaria Rizzo e ho tenuto diverse mostre personali (una delle quali interamente dedicata al mondo del musical) in sedi prestigiose; nel 2012 sono stata premiata a Palazzo Valentini (sede ufficiale della Provincia di Roma) con un Merit Award per la promozione dell'acquerello.