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REVIEW – THE BLUES LEGEND

The Blues Legend.web3Tanto Blues, poco Musical!

The Bkues Legend.webdi Barbara Palumbo

Debutto a Milano per il nuovo spettacolo firmato da Chiara Noschese dal titolo The Blues Legend, il Musical

Partiamo subito con le note positive. Bravi tutti gli interpreti che hanno reso questo concerto molto bello e vivo… ops non era un concerto, ma uno spettacolo? Non ce ne siamo accorti.

Torniamo alle note positive. Loretta Grace sublime come sempre, affiancata da altre splendide voci come quella di Cristina Benedetti e Fabrizio Checcacci, ma tutto il cast, a onor vero, mostra grande professionalità.

Restiamo sulle note positive… belli i costumi che sono forniti da Emporio Armani, scusate se è poco.

The Blues Legend. web1Abbiamo apprezzato la band che regge le due ore di show senza sosta, sotto la direzione di Valeriano Chiaravalle, sebbene suonare brani come: Hit The road Jack, Sweet Home Chicago, Soul man e Think e con bravi interpreti è di grande aiuto, anche per i musicisti.  Molti fra i pezzi eseguiti non facevano parte del film; ma si sa, se si scelgono brani noti e super classici il successo dell’audience è garantito e su questo punto  non  possiamo che essere d’accordo.  E’ una buona strategia commerciale, ma di qualità; infatti il pubblico risponde bene e prontamente.

Ecco per noi le note positive sono finte.

The Blues Legend.web4Lo spettacolo manca di una regia strutturata, il testo firmato sempre dalla Noschese  è banale, sebbene alcune battute siano simpatiche, ma scontate. Il pubblico ride ma grazie alle doti teatrali di chi calca il palco. Scenografia da concerto. Tubi innocenti che si spostano, creando delle gabbie, ma che non hanno alcun senso all’interno della storia.

Per la cronaca il primo tempo potrebbe essere ambientato in una friggitoria e il secondo tempo in una sala prove o all’interno di un centro commerciale, dove avviene la scena finale dello spettacolo. Le immagini che vengono proiettate verso la fine, sul telo calato in proscenio, sono a dir poco imbarazzanti: un  cielo con nuvole che scorrono, cerini che s’incendiano e una cascata di rose, degne del più infimo ristorante cinese [non ce ne vogliano i cinesi ndr].

Passiamo alle coreografie firmate da Eleonora Lombardo: ci dispiace ma sono scontate e banali, in sintesi da villaggio vacanze. L’apoteosi del trash la tocchiamo, però, con la sequenza creata per Chain of Fool, dove le interpreti femminili si dimenano tra i pali innocenti con una catena! Fosse almeno pole dance!

Insomma se volete sentire un bel concerto accomodatevi in poltrona, ma non aspettatevi nulla di più.

About Barbara Palumbo

Sono sempre stata un’indecisa: danza o giornalismo? Così per non prendere posizione e non fare torto a nessuno, soprattutto a me stessa, le ho portate avanti tutte e due. Risultato: Laurea in lettere e un percorso di formazione di danza a Milano allo SPID e all’estero per lo più a New York. E poi? Volete sapere cosa ho scelto? Non ho scelto. Continuo a scrivere e a coreografare.

2 comments

  1. Non sono d’accordo sulla recensione del musical The Blues Legend, è vero la scenografia non era molto impegnativa, ma davanti al talento degli attori, devo ammettere è passata decisamente in secondo piano, credo che giudicarlo un concerto e non un musical sia un parere un po’ affrettato, dato che una storia c’è, il contrasto eterno tra uomini e donne e se è giusto o no seguire i propri sogni. Inoltre bisogna considerare che secondo me il musical è stato creato proprio per valorizzare la musica e le canzoni che ci hanno fatto ballare per anni, quindi se l’obiettivo era quello è stato decisamente raggiunto. Faccio infine presente che a differenza di molti altri musical tratti da film famosi e quindi di più facile successo e richiamo, questo è una sceneggiatura originale, solo per il nome ricorda i blues brothers, ma con il film non c’entra niente. Quindi tanto di cappello se per una volta non è stato portato in teatro qualcosa già visto e rivisto al cinema.

  2. sono in pieno accordo con la recensione di Barbara Palumbo. Uno spettacolo orrendo .

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