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REVIEW – EDDA CIANO, TRA CUORE E CUORE

Un’altra storia italiana raccontata dal Maestro Dino Scuderi

di Ilaria Faraoni

Alla Sala Vignoli di Roma, teatro diretto artisticamente da Eugenio Dura, è arrivato dopo il debutto nelle Marche di circa un anno fa, Edda Ciano, tra cuore e cuore, il nuovo musical firmato da Dino Scuderi, uno degli autori musicali più interessanti del panorama italiano (l’articolo su Central Palc corredato da comunicato stampa con note di regia e note dell’autore QUI).

Come si evince già dal titolo, lo spettacolo – proposto a Roma in data unica e prodotto dalla Compagnia della Marca su concessione di MediterrArea – vuole scavare nell’animo di una donna, Edda Ciano appunto, il cui cuore è diviso tra l’amore e la stima quasi cieca per il padre, Benito Mussolini, e l’amore per il marito, il Conte Gian Galeazzo Ciano. Quest’ultimo finì per essere fucilato come traditore per il voto dato al Gran Consiglio del fascismo del 1943: il suo “Sì” appoggiava una mozione volta a far sì che il Re riprendesse in mano la situazione del paese.

Il testo e le liriche sono stati scritti dallo stesso Scuderi in collaborazione con Elisabetta Tulli.

La prima cosa che si apprezza è il lavoro di documentazione che gli autori hanno svolto: molti fatti raccontati trovano riscontro anche in documentari o in interviste rilasciate della stessa Edda, per non parlare dei famosi diari di Ciano.

Lo spettacolo è molto interessante, costruito in maniera non banale. Non è troppo cupo e non disdegna momenti di leggerezza.

Ottime le soluzioni registiche di Roberto Rossetti che firma anche le coreografie ed è in scena nei panni di Galeazzo: il classico flashback, che mantiene però gli abiti dei protagonisti sempre uguali,  anche nella scena delle nozze o quando Edda si ritrova quindicenne alle prese con sua madre Rachele, è indovinato; far cambiare d’abito gli attori avrebbe tolto forza al racconto, che comunque è frutto dei ricordi di Edda: i personaggi prendono forma dalla sua mente.

Apprezzabili anche le coreografie dal punto di vista narrativo, a volte volutamente dissonanti con gli eventi che si stanno susseguendo.

Assolutamente interessanti anche idee registiche come la girandola intorno alle sedie nella scena del voto al Gran Consiglio o l’espediente che trasforma sedie e tavolini in credibilissime automobili, perché a volte non c’è bisogno di vedere qualcosa nel concreto se qualcos’altro riesce a evocarla ancora più efficacemente e in modo più consono al contesto in cui si trova: e qui stiamo parlando, come già scritto, di una storia raccontata attraverso gli occhi della protagonista.

Niente è, infatti, rappresentato troppo realisticamente: la scelta è stata quella di mantenere una certa vaghezza legata al ricordo. Anche per questo la figura di Benito Mussolini è raccontata sempre con un’assenza (ritratto fotografico in alcuni momenti a parte): non parla, non c’è un attore che lo interpreti, lo si immagina fuori scena o, se dovrebbe essere in scena, la sua sedia è vuota. Eppure è presentissimo.

Se un appunto lo si può fare invece, è nella costruzione della storia in base al titolo dello spettacolo che si è scelto, perché a volte il focus sembra spostarsi troppo su Ciano ed i suoi drammi, tanto da dare l’impressione, a tratti, che il protagonista dello spettacolo sia lui, piuttosto che Edda.

E se la donna è combattuta tra marito e padre, che è il suo idolo, dei cui errori si accorge troppo tardi, dal canto suo Galeazzo è combattuto tra l’amore per la donna e l’amore per ciò che Edda rappresenta a livello sociale; tra l’amore per lei e l’interesse per le numerose donne con le quali la tradisce; tra l’idolatria iniziale per Mussolini e la delusione di non vedersi mai considerato e, per finire, tra la salvezza personale e la scelta fatta per amore dei suoi principi e per la salvezza dell’Italia.

Ottimi tutti gli interpreti a cominciare dalla protagonista del titolo, Floriana Monici, che si cimenta agilmente in monologhi drammatici con intensità, dimostrando la sua versatilità. Da lodare anche il modo in cui riesce a far credere reale la Edda quindicenne, senza l’aiuto di cambi di costumi, di trucco o di pettinatura, semplicemente con voce e atteggiamento fisico.

Bravissimo anche Roberto Rossetti nel rendere l’umanità e il lato più scherzoso di Ciano e al tempo stesso la rigidità fisica, col petto in fuori, propria di un ambasciatore e ministro fascista quale era stato Ciano.

Brunella Platania, nei panni di Rachele Mussolini, la madre di Edda, ha poco più che un cameo, ma riesce a regalare ugualmente un’interpretazione che sa muovere le corde giuste.

Infine, per la serata romana (a Pollenza c’era Cristian Ruiz), il pubblico ha applaudito in scena anche Michele Carfora, in partecipazione straordinaria, che ha coperto varie funzioni narrative nei panni del cantante dell’Orchestra: è sempre un piacere vedere all’opera questo artista.

L’Orchestra dal vivo, posizionata sul palco e parte stessa della storia, ha aggiunto valore alle già belle musiche di Dino Scuderi, che risultano piacevoli al primo ascolto e che spaziano in vari generi. C’è da dire, poi, che queste ultime hanno il grande pregio di far parte della storia in maniera inscindibile, dato che molti passaggi narrativi avvengono proprio grazie alle canzoni. Forse alcuni tra i brani lirici più belli, pieni di sentimento e pathos, possono dare l’idea di essere troppo delicati per l’idea che qualcuno può avere di Edda Ciano, soprattutto quella Edda con la voce roca che ci è rimandata dalle interviste fatte in età matura.

Un applauso va poi al resto del cast che dà valore aggiunto ai momenti corali dal vivo: Alessandro Casalino, Cristina Crescini, Francesco Properzi, Silvia Gattafoni, Enrico Verdicchio, Ilaria Gattafoni, Benedetta Morichetti, Riccardo Grilli.

Note un po’ dolenti purtroppo la parte audio e la parte luci. La prima, forse complice l’acustica del teatro, non ha reso giustizia in diversi punti agli artisti in scena e, in più, non ha fatto comprendere, diverse volte, le parole delle canzoni; la seconda ha visto alcune carenze di puntamento e ritardi nella sincronizzazione tra luci e scena.

I costumi di Giulia Ceccarelli hanno reso credibili i personaggi, la scenografia di Rudy Teodori ha ottimizzato gli elementi a disposizione creando una scena, fissa, dalla giusta atmosfera.

Standing Ovation finale per lo spettacolo e un lunghissimo e commosso applauso per Lello Abate, artista, insegnante e produttore recentemente scomparso, ricordato sul palco da Roberto Rossetti.

About Ilaria Faraoni

Ilaria Faraoni
Giornalista, laureata in "Lettere Moderne - discipline dello spettacolo" alla Sapienza di Roma (vecchio ordinamento) con una tesi in "Storia del Teatro", ho studiato musica e chitarra classica per 10 anni con il Maestro Roberto Fabbri, sono istruttrice FITD di balli coreografici a squadre (coreographic team). Il mio interesse per l'arte è a 360°. Ho studiato fumetto diplomandomi alla "Scuola Internazionale di Comics". Tra le mie attività c'è anche la pittura: ho frequentato i corsi della Maestra Rosemaria Rizzo e ho tenuto diverse mostre personali (una delle quali interamente dedicata al mondo del musical) in sedi prestigiose; nel 2012 sono stata premiata a Palazzo Valentini (sede ufficiale della Provincia di Roma) con un Merit Award per la promozione dell'acquerello.

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