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REVIEW – KINKY BOOTS

Kinky boots al Teatro Nuovo di Milano: il vero family show

di Paolo D. M. Vitale – foto di Luca Vantusso

Charlie Price è il figlio di uno storico produttore di scarpe di Northampton, una tranquilla cittadina della provincia inglese, che alla morte del padre si ritrova a dover gestire controvoglia l’azienda di famiglia. La crisi del settore ha tuttavia messo in grande difficoltà la Price & Son e Charlie è costretto a trovare una soluzione per evitare il licenziamento di massa. Il destino lo fa incontrare con Lola, un’esuberante drag queen destinata a cambiargli la vita. Da questo incontro fortuito (e fortunato) nasce l’idea di convertire la produzione della Price & Son da quella di scarpe classiche – il cui mercato è ormai egemonizzato dalle produzioni low cost dei paesi dell’est- a quella di stivali… da drag queen! Tra mille peripezie, allontanamenti e ricongiungimenti, scontri e innamoramenti, si giunge alla presentazione al Micam di Milano della nuova linea di coloratissimi stivali disegnati da Lola. E vissero tutti felici e… con gli stivali!

Questa in sintesi la trama di Kinky Boots, il musical del 2013 scritto da Harvey Firnstein con le canzoni di Cyndi Lauper che in Italia è forse più noto nella versione cinematografica del 2005 diretta da Julian Jarrold, Kinky Boots – Decisamente diversi, da cui il musical è stato tratto.

A portare per la prima volta nel Belpaese questo titolo famosissimo all’estero -nel 2013 ha vinto ben 6 Tony tra cui Miglior Musical e Miglior Colonna Sonora– è stato il Teatro Nuovo di Milano affidando la regia a Claudio Insegno e la direzione musicale a Angelo Racz, due certezze ormai consolidate del teatro musicale italiano.

Insegno, assistito da Simone De Rose, ha restituito un Kinky Boots fedele al format anglosassone ma con delle interessanti trovate che hanno arricchito lo spettacolo approfondendone maggiormente il messaggio. Kinky Boots infatti, contrariamente a quanto si possa pensare, non è solo una storia sulla diversità e sulla sua accettazione ma è, in primis, un racconto sulle relazioni padre-figlio: a condizionare la vita di Charlie non è Lola, ma la figura onnipresente (anche da morto!) del padre. Charlie è intrappolato in una fittissima rete di aspettative, sensi di colpa e obblighi che ingabbiano la sua esistenza all’interno di un destino prestabilito tracciato per lui dal genitore. Simile vicenda esistenziale anche per Lola: il padre lo vorrebbe pugile, ma lui… è Lola! E così Insegno propone una bellissima soluzione in “Not my father’s son” in cui, diversamente che nell’originale di Broadway, appaiono contemporaneamente Charlie adulto e bambino e Lola adultA e bambinO. Charlie tiene in mano le scarpe “serie” della Price & Son, simbolo di un destino già scritto, Lola tiene in mano le scarpe rosse col tacco, simbolo di un destino rivoluzionato. In una sola immagine viene così racchiuso tutto il senso dello spettacolo: essere e dover essere, essere e voler essere, essere è poter essere.

Alla luce di tutto questo Kinky Boots è da considerarsi a pieno titolo “uno spettacolo per famiglie”, nel senso che tutte le famiglie dovrebbero vederlo. I padri di Charlie e di Lola rappresentano bene il 90% dei padri di tutto il mondo che nei confronti dei figli esercitano aspettative professionali, “machiste”, familiari e ancora proiezioni freudiane dei propri desideri e dei propri fallimenti… In tutti i casi ne vengono fuori figli frustrati e infelici. Sembrerà banale, ma alzi la mano chi può dirsi libero al 100% da questo tipo di influenze fortemente condizionanti.

Kinky Boots fornisce tuttavia anche la soluzione al problema e lo fa nella maniera più delicata e leggera possibile, come solo il grande musical sa fare: la vita richiede coraggio, il coraggio di essere se stessi, anche a costo di andare contro al mondo intero.

Ecco così che Lola non rappresenta solo una drag queen, esempio di “libertà sessuale”, quanto piuttosto il modello della persona che ha avuto il coraggio di cambiare, che ha avuto la forza di rompere le catene di quegli schemi opprimenti e (pre)stabiliti da una società priva di intelligenza emotiva.

Lola è, pirandellianamente, il bello del vero. Più si traveste e più diventa se stessa, più si maschera e più diventa “vera”, attuando un totale ribaltamento dei punti di vista: la maschera diventa l’attore e l’attore diventa la maschera. Quando veste gli abiti da uomo, diventa invece una goffa caricatura di quel “maschio” che la società vorrebbe imporle di essere, perdendo ogni forza e ogni fascino.

Questo messaggio universale e di grandissima attualità viene presentato in Kinky Boots nella maniera più accattivante possibile: dialoghi e liriche divertenti (adattati in italiano da Emiliano Palmieri), musiche emozionanti (suonate dal vivo dalla mitica OrchestRacz), scenografie, costumi e luci sfavillanti (firmati rispettivamente da Francesco Fassone, Lella Diaz e Amilcare Canali), coreografie coinvolgenti (ideate da Valeriano Longoni)…

In questa versione italiana anche il cast non delude. Marco Stabile, performer a tutto tondo, regala un credibile Charlie Price che entra nel cuore del pubblico gradualmente man mano che la matassa della vicenda si dipana. Il suo Charlie convince soprattutto nel cantato.

Lola è interpretata da Stan Believe che col suo accento francese restituisce una drag carismatica e ironica. Believe, ballerino di formazione, delude vocalmente ma riesce a farsi amare grazie ad una recitazione fluida con ottimi tempi comici. Nel ballo sui tacchi perde tuttavia il confronto con le eccezionali Angels (Pasquale Girone, Pierluigi Lima, Daniele Romano, Giulio Benvenuti, Giuseppe Savino e Christian Maesani).

Ottimi anche Martina Lunghi (Lauren), Lisa Graps (Nicolà), Giuseppe Galizia  (un perfetto George), Michele Savoia (Don), Claudia Campolongo (Trish), Mary La Targia (Pat) e Luca Pozzar (cover Harry, ruolo di Claudio Zanelli non in scena nella recita a cui abbiamo assistito).

Completano la compagnia Michel Orlando (Richard), Maurizio Desinan (Mr. Price), Max Francese (Padre Di Lola/Eric), Giulio Pangi (Simon e anche nel team creativo in qualità di direttore artistico), Giusy Miccoli (Ally), Giacomo Marcheschi (Matt), Cira Marangi (Lili), Luca Buttiglieri (Dawson), Valeria Ianni (Carrie), Vittoria Brescia (June), Aaron Desinan e Daniele Sormani (Charlie Price Jr.), Luca Fabbri e Damian Samb (Simon Jr).

Al momento Kinky Boots tornerà in scena al Teatro Nuovo di Milano soltanto dal 4 al 6 gennaio 2019. Noi vi consigliamo di non perderlo per nessuna ragione e, mi raccomando, andate con tutta la famiglia!

Questa recensione si riferisce alla recita del 9/12/2018

About Paolo Vitale

Da settembre 2016 sono direttore della rivista Musical! e dal 2010 direttore del portale Centralpalc.com. Nel tempo libero sono anche architetto, scenografo, lighting designer, event planner e social manager! Si esatto: non dormo dal 1994.

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