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DIRITTO… AL PUNTO – DISTRIBUZIONE E STRAORDINARIO

schiavi

TERZA PUNTATA

Negli episodi precedenti: dopo aver scoperto il proprio compenso per la sua missione (65,00 euro lordi) ed avere scoperto di aver un fratello minore (Allievo) che percepisce meno (52,97 euro lordi), l’Attore, nostro eroe, affronta per la prima volta il Produttore. Purtroppo si imbatte nella più tremenda delle piaghe degli ultimi anni: La D(e)roga, che purtroppo crea subito dipendenza. Infatti l’attore viene assunto dal produttore (piccolo escamotage per raggiungere la sua amata Diaria) che gli passa la D(e)roga e lo tiene lontano dalla sua dolce Diaria, ex commercialista di Voghera. Distrutto e disperato, comincia a cercare informazioni sul produttore, suo acerrimo nemico.

Dopo la dura batosta presa nel precedente scontro con il Produttore e ancora segnato dalla dipendenza dalla D(e)roga, il nostro Eroe cerca di scoprire un punto debole del suo acerrimo rivale. Lo studia, lo segue, lo vive. Gli sorride, si finge “finito”, ma dentro in realtà ha un piano. Nessuno sa quale sia, forse nemmeno lui, ma ha un piano. Aspettare. Cercare di rimanere in vita finché non arriverà l’attacco finale. In cui si riprenderà ciò che gli è dovuto: il suo bottino giornaliero, la dignità delle prove e la sua amata Diaria. Durante uno dei suoi appostamenti, l’Attore si ferma davanti alla porta del Produttore ed ascolta la sua telefonata. Finalmente scopre il punto debole del cattivo. Ciò che forse potrebbe farlo tremare: la DISTRIBUZIONE.

[piccolo Flashback – IL PRODUTTORE:  nessuno ne conosce realmente le origini. C’è chi sostiene che sia nato in una farmacia del centro, chi dice che venga dalle terre assolate bagnate dal mare, chi asserisce di averlo visto crescere nelle campagne dell’est. Tante versioni contrastanti e tanti miti. L’unica cosa certa è l’identità dei genitori. Il Produttore è figlio del TEATRO e della DISTRIBUZIONE. Il teatro e la distribuzione sono stati dei buoni genitori per tanti anni. Un po’ duri, certo, ma amorevoli e lungimiranti. Hanno mandato il figlio a studiare all’estero le tecniche di produzione, piuttosto che la gestione economico-artistica degli scritturati e delle risorse. Gli hanno insegnato il lavoro sul territorio. La coerenza e la morale. Poi sono arrivati i tempi duri. Il teatro lavorava poco e i soldi per sfamare tutta la famiglia non bastavano. La Signora Distribuzione, allora, decise di indossare i pantaloni e dedicarsi completamente al lavoro. Cominciò a stringere patti di collaborazione con altre strutture sparse per il territorio, fino a crearsi una fitta rete di contatti. Il Teatro resisteva strenuamente, ma ormai era agli sgoccioli. Poi, la Donna di casa ebbe un’idea: riprendere la vecchia usanza degli anni ‘50/’60 di utilizzare personaggi pubblici conosciuti della televisione di Stato (dapprima EIAR, per diventare in seguito RAI) per farcire i cartelloni del proprio amato Marito, il Teatro. Probabilmente non aveva considerato che negli anni ‘50/’60 tutti (ripeto TUTTI) gli attori della Tv erano attori di teatro, anche perché la maggior parte dei varietà del sabato sera erano ripresi dal vivo e in teatri (il Delle Vittorie, ad esempio). Con questo sistema la Distribuzione era certa di poter risollevare i conti di casa. E per un po’ ha anche funzionato. Loro figlio, però, non era d’accordo. Per lui quella scelta era troppo azzardata. Un personaggio pubblico costa molto sia in termini economici che di capricci. Chiedeva, voleva e otteneva tutto: dalla paga alta alla diaria aumentata, dalle ferie all’abolizione della D(e)roga. Per il produttore era un salasso. Ma sua madre non voleva sentire ragioni. Aveva la ricetta perfetta e tutti avrebbero dovuto usarla. Ma il marito, il povero vecchio e stanco Teatro, non voleva arrendersi alla svendita della qualità e provò a schierarsi dalla parte del figlio. Tanto che la donna li cacciò entrambi dalla loro dimora. Il Teatro, ormai morente, viveva con suo figlio, Produttore, sempre più gravato dai debiti. Fu allora, nel lontano 2008, quando il compianto CCNL veniva a mancare, che il Produttore trovò l’idea: per mantenere i costi senza togliere nulla ai protagonisti “famosi” che portano pubblico a teatro, bisognava ridimensionare tutto il resto. Il “resto”, infatti, è storia…]

Ora tutto sembra più chiaro al nostro Eroe che, pur di non far scoprire i suoi piani al nemico, continua a lavorare alacremente, indefesso e senza risparmiarsi, consapevole del fatto che il lavoro extra va pagato. Sì, ma quanto? L’uso di D(e)roghe lo sta stordendo e non ricorda molto… sa che deve lavorare 8 ore al giorno con un’ora di pausa e sa che tra prove e spettacolo non può superare tale orario. Sa che può viaggiare e fare prove, o spettacolo o entrambe le cose, ma non può superare le 9 ore, a meno che il viaggio non sia di almeno 6 ore, in quel caso la giornata di lavoro sarebbe già conclusa. Sa che tra una convocazione e un’altra devono passare 12 ore. Sa che in caso di doppio spettacolo l’orario di lavoro si ritiene esaurito. Sa che nell’orario di lavoro durante gli show è compresa anche la fase di “trucco e strucco” per un totale di un’ora. Sa che la prova generale può protrarsi fino alle 3 di notte, sempre con i limiti dell’orario di lavoro e con accordi pregressi. Sa tutte queste cose, eppure si trova a lavorare anche 11 ore al giorno… come è possibile? Non lo è, infatti. Il massimo che il lavoro può superare è di un’ora al giorno. Se ne possono fare di più in accordo col Produttore, ma tale orario non deve superare le 10 ore giornaliere. Le ore aggiunte al normale orario di lavoro sono “straordinario”. Straordinario è un vecchio supereroe degli anni ’60, una specie di Elastic Girl al maschile. Si allungava e si accorciava ottenendo onori e rispetto (e un supplemento tra il 30 e il 100% all’ora di un calcolo tra un coefficiente e il dividendo con il minimo compenso pattuito). Ora giace abbandonato nell’ufficio del Produttore e viene utilizzato come elastico per i faldoni dei contratti. L’Attore è distrutto. Scopre che Straordinario non esiste più. E in un angolo, al buio, attaccato ad una sbarra, scopre una figura piccola, ma longilinea. Si avvicina per vedere meglio e trova un’esile ragazza dai bei lineamenti. Lei dorme. Lui prova a svegliarla per sapere chi sia e che cosa ci faccia lì. Lei apre delicatamente gli occhi violentati dalla luce del neon della sala prove. Lo guarda. Lei chiede: “Chi sei?”. E lui dice di essere Attore, di essere chiuso in quella sala prove per colpa delle D(e)roghe e di lavorare 8 ore al giorno. Lei lo guarda meglio, prende un bel respiro e poi: “Io sono Ballerina, anche io faccio uso di D(e)roghe, vivo legata ad una sbarra, mangio poco e provo tutti i giorni, senza un giorno di riposo a settimana, e lavoro…”, tossisce. Lui si preoccupa. Poi la accarezza e le chiede di continuare: “Lavori…?”, e lei: “… lavoro… 7 ore, tiè!” Sguardo nel vuoto di lui, freeze, musica. Fine puntata.

DALLA TERZA LETTERA DEL REGOLAMENTO DI PALCOSCENICO

La “Bibbia del giorno”

Ogni accadimento e/o convocazione,
Di vitale importanza o di contorno,
va messo con grande precisione
sul foglio detto “ordine del giorno”.

Tale foglio è l’unico ufficiale
Preposto a dar comunicazione,
di quanto l’indomani c’è da fare,
esposto entro la fine di riunione.

Se un evento si aggiunge a tal papello
Quando ormai i convitati son partiti,
si deve avvisare questo e quello,
pena errori che non verran puniti.

About Piero Di Blasio

Piero Di Blasio
Sono un attore, cantante e doppiatore abruzzese cresciuto in scuola romana. Lavoro nel teatro dal 2002 prendendo parte a spettacoli come "Joseph e la strabiliante...", "Alta Società", "Harispray", "Cenerentola", "La febbre del sabato sera", "Cannibal - il musical", "Salvatore Giuliano", "Shrek", "Taxi a due piazze", "Jesus Christ Superstar", "Il principe della gioventù", "Il cappello di paglia di Firenze" e altri. Ho diretto, tra gli altri, "Questi 5 anni" (versione ufficiale italiana di "The last five years") e "Ciao Amore, Ciao - Tenco e Dalida, tra musica e amore" , del quale sono anche autore (spettacolo che ha vinto il premio come miglio musical Off agli Italian Musical Awards). Da alcuni anni mi occupo di diritto del lavoro e mi batto per il riconoscimento della nostra professione.

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